Non è questione di amaro in bocca, solo la consapevolezza di essere stati a un possesso dal colpo grosso dopo aver toccato il -20. Il 78-80 di Belgrado dice che l’Olimpia non ha fatto la doppietta, ma racconta anche una squadra capace di tenere la rotta nella tempesta, al termine della quarta partita in sei giorni (Supercoppa sabato/domenica, Stella Rossa martedì, Partizan giovedì).
Il film è chiaro: primo tempo da incubo (11 perse nei primi 12’, 16 totali), attacco ingolfato contro la pressione fisica degli esterni bianconeri, palla ferma, conclusioni all’ultimo secondo di azione. Senza Brown, Mannion fa un passo indietro rispetto alla Stella Rossa ed Ellis soffre l’impatto atletico; Milano resta a galla più per orgoglio che per fluidità. Il Partizan scappa (45-33 all’intervallo, 53-33 a inizio ripresa), poi arriva la sterzata: parziale 27-14 appena incassato il -20, difesa che alza la voce, solo 11 punti concessi nell’ultimo quarto. Lì c’è il senso della serata: si può competere anche quando le gambe non girano.
Dentro la rimonta ci sono le firme: Shields (21 in 24’) trascina finché può, poi si ferma per un problema all’inguine che preoccupa Messina. Guduric prende la squadra in mano (8 assist, leadership nei pick&roll) e riporta l’Olimpia a –2 nell’ultimo minuto; Nebo firma possessi difensivi di peso, con mani addosso e uscite forti sul perimetro. C’è persino l’episodio “grigio” nel finale — il fischio su Bolmaro che aiuta Milano a restare attaccata — ma la partita non si decide lì: prima Milano spreca quattro attacchi sul –5/–3, poi l’ultimo tiro è un isolamento forzato di Guduric in transizione congestionata (scelta del giocatore, transizione guidata senza lucidità da Bolmaro, palla riconsegnata al serbo in traffico: esito inevitabilmente corto).
Le domande dei tifosi hanno una logica. Perché poco Brooks nel quarto periodo? Scelta di equilibrio: con Ellis in campo Milano non segna molto ma non prende canestro (11 concessi nel Q4). È una scommessa difensiva, discutibile ma coerente con l’inerzia conquistata dietro. Il conto complessivo resta severo: assist/perse 19-16, troppo per rubare una partita in trasferta a quel livello.
Il bilancio del “double” di Belgrado allora non è amaro: una vittoria e una sconfitta, entrambe decise negli ultimi minuti. L’editoriale di oggi è semplice: questa Olimpia ha già una scorza competitiva diversa, ma paga ancora i blackout di gestione (palleggio sotto pressione, letture rapide per i lunghi: con un solo vero centro Partizan, Nebo/Booker vanno serviti di più e prima). Se la difesa dell’ultimo quarto diventa standard e rientrano forze/rotazioni, il finale di ieri può diventare un allenamento di lusso. Resta però un asterisco pesante: Shields. Il suo stop è la notizia del giorno dopo. Tutto il resto — compreso l’errore dell’ultimo tiro — è materiale su cui lavorare già da domani.





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