The Athletic: Gli ultimi giorni della James Harden “era” agli Houston Rockets

The Athletic: Gli ultimi giorni della James Harden “era” agli Houston Rockets

elly Iko e Sam Amick di The Athletic ci accompagnano in questo lungo viaggio nell’addio del “barba” a Houston

«Gli ultimi giorni della James Harden era agli Houston Rockets». Kelly Iko e Sam Amick di The Athletic ci accompagnano in questo lungo viaggio nell’addio del “barba” a Houston. Una storia di colpi di scena, declini e cambi di rotta.

La nostra, più che una traduzione, è un’interpretazione del tutto, con un montaggio differente.

Epilogo

James Harden è chiuso negli spogliatoi dopo il ko dei Rockets con i Lakers. Ha da poco parlato in conferenza stampa, ma coach Stephen Silas ha chiesto un confronto con i compagni.

La squadra è sotto pressione, troppo. Titoli dei giornali, rumors. Tutto sempre e solo su James Harden.

Parleranno in tanti. Sotto attacco c’è il linguaggio stesso del corpo di Harden. Precipitato nelle ultime quattro uscite.

Parlano anche DeMarcus Cousins e John Wall. Il loro è soprattutto un invito al senso di responsabilità. Harden, ripete sempre la stessa cosa, non a loro due in particolare: «Io qui ho una storia, una lunga storia, voi siete nuovi».

Insomma, voi non sapete. Di certo, quello che non sanno, è che prima di scendere in campo con i Lakers James Harden già sa di essere prossimo ad una trade.

Quello che Silas deciderà, sarà tagliare dall’attività di squadra James Harden, dopo quell’incontro.

Il prologo

Nella bolla di Orlando gli Houston Rockets cadono nella serie con i Lakers. Quasi un “no contest”. Il tutto dopo aver rischiato grosso con i Thunder dell’ex Chris Paul.

In breve, tutto cambia. Mike D’Antoni lascia Houston. Un addio che sarà decisivo anche per l’uscita del GM Daryl Morey. A seguire, Russell Westbrook, mai troppo a suo agio nella cultura dei Rockets.

I buoni propositi

O forse no. I Rockets scelgono Stephen Silas come nuovo head coach. In quei giorni si sostiene che Harden e Westbrook abbiano benedetto l’accordo.

Lo stesso Silas, nel giorno del suo insediamento, riconoscerà tali colloqui. Eppure, subito dopo, James Harden chiede la trade al club. I Nets e Phila sono nei suoi pensieri.

Tutto precipita

All’inizio di dicembre Harden vola da Atlanta a Las Vegas per l’amico Lil Baby. Silas prova ad inserirsi nella nuova realtà, e la sua star viola i protocolli NBA.

Da lì, qualcosa cambia. Tutto precipita. Anche la considerazione di Silas stesso nel giocatore. Al coach non era chiara l’assenza di Harden al raduno.

Tucker entra in conflitto con la dirigenza, Harden ammette di non aver mai avuto un confronto con il GM Stone, e questa è la diapositiva del match con i Lakers.

La trattativa

Phila capisce che non può più competere. Il suo ruolo, ormai, è massimizzare lo sforzo dei Nets con i Rockets. Boston resta sullo sfondo.

Nonostante Ainge abbia parlato di un rapido disimpegno, i Celtics sarebbero rimasti sul pezzo sino alla fine, diversamente da Miami, uscita di scena da un mese.

Decisive le volontà di Brooklyn e del giocatore. E forse anche i dubbi dei Nets su Kyrie Irving, uniti all’infortunio di Spencer Dinwiddie.

Dopo l’accordo, Harden si è confrontato con Stone. L’addio del giocatore è stato educato e senza “frecciate”, anche con coach Silas.

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