Jonas Valančiūnas scuote il basket lituano: “La responsabilità è di tutti. Ma tutto parte dall’alto”

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Il centro lituano ha parlato a BasketNews della crisi della nazionale nelle qualificazioni ai Mondiali, chiedendo unità e possibili cambiamenti nella gestione del basket lituano

Jonas Valančiūnas ha deciso di rompere il silenzio sulla delicata situazione che sta attraversando il basket lituano. In una lunga intervista a BasketNews, il centro ha parlato della crisi della nazionale nelle qualificazioni ai Mondiali e delle tensioni che hanno caratterizzato gli ultimi mesi, invitando tutti gli attori coinvolti ad assumersi le proprie responsabilità.

“Se vediamo che le cose non funzionano e che c’è un blocco, forse dovremmo fare dei cambiamenti? Invece di dire che va tutto bene e che andrà tutto bene. Forse serve un’iniziativa”, ha dichiarato Valančiūnas.

Valančiūnas: “Serve unità”

Il 34enne, miglior realizzatore nella storia della nazionale lituana e giocatore che dal 2007 al 2024 non aveva saltato nessuna competizione FIBA ufficiale con la selezione, ha sottolineato la necessità di ritrovare unità.

“Penso che serva unità e che le decisioni debbano essere prese dalle persone che sono al comando”, ha spiegato.

Valančiūnas ha anche risposto a chi ha messo in discussione il patriottismo dei giocatori che hanno scelto di non rispondere alla convocazione.

“La responsabilità ricade su tutti. Su chi partecipa, su chi ha partecipato e su chi prende le decisioni. Non sto dicendo che sia colpa solo dell’allenatore o della dirigenza. Tutti avremmo potuto fare qualcosa meglio”.

Secondo il centro, però, il problema va oltre i singoli risultati.

“Dobbiamo guardarci tutti allo specchio. Ora questo non sta accadendo. Alcuni dicono che i giocatori non hanno fatto qualcosa, i giocatori dicono che l’allenatore non ha fatto qualcosa. E continuiamo a passarci la responsabilità”.

L’attacco a Mindaugas Balčiūnas

Valančiūnas ha quindi rivolto una domanda diretta a Mindaugas Balčiūnas, presidente dell’associazione Lietuvos krepšinis.

“Se noi non siamo patrioti perché non siamo venuti, allora mi chiedo: Mindaugas, perché non ti dimetti?”

Il centro ha poi chiarito di non voler chiedere direttamente le dimissioni di Balčiūnas, ma di mettere in discussione la situazione attuale.

“Non gli sto chiedendo di andarsene. Sto semplicemente pensando ad alta voce. Se non siamo patrioti perché non siamo venuti, allora dov’è il patriottismo da parte sua se questo aiutasse il basket lituano? Forse allora nessuno di noi è patriota?”

“La gente è troppo attaccata alle proprie posizioni”

Valančiūnas ha criticato anche il modo in cui la crisi viene gestita e comunicata pubblicamente.

“Mi sorprende che le persone siano così attaccate alle proprie posizioni, anche quando vedono che il basket lituano sta andando verso il basso”.

Secondo il giocatore, sarebbe necessario smettere di alimentare le divisioni attraverso i media e affrontare direttamente i problemi.

“Il peggio è che ora comunichiamo tutti attraverso i media. Siamo adulti: incontriamoci e parliamone. Diciamoci le cose”.

I problemi organizzativi della nazionale

Valančiūnas ha spiegato anche le ragioni della propria assenza da questa finestra di qualificazione. La decisione, secondo il giocatore, è legata principalmente ai cambiamenti nella sua vita e all’inizio di una nuova stagione, ma ha evidenziato anche alcune problematiche organizzative.

“Non si tratta degli hotel o degli autobus. Possiamo anche dormire in un hotel peggiore, non è un problema. A volte, però, serve semplicemente un po’ di umanità, un programma”.

Il centro ha sottolineato l’importanza di poter conoscere con anticipo il programma della nazionale, soprattutto durante l’estate, quando i giocatori vogliono trascorrere tempo con le proprie famiglie.

“Il programma cambia, non cambia. Ci sono incertezze, continui cambiamenti. Gli autobus sono buoni, i voli charter sono buoni, tutto va bene. Ma quando il programma cambia 15 minuti prima, quando sei praticamente già sulla porta, sembra strano”.

“Non ho mai chiesto a nessuno di boicottare la nazionale”

Valančiūnas ha inoltre respinto l’idea di un boicottaggio organizzato da parte dei giocatori.

“Non scherziamo. Dovremmo boicottare e non andare solo per dimostrare qualcosa a qualcuno?”

Secondo il lituano, ogni giocatore ha le proprie ragioni: “Per uno può essere il gioco, per un altro il programma, per un altro ancora la comunicazione, per un altro gli infortuni. Per qualcuno possono esserci nuovi inizi o una nuova squadra”.

Ha inoltre ribadito di non aver mai invitato nessun giocatore a rinunciare alla nazionale.

“Ho le mie ragioni per cui non sono venuto. Ma non ho incoraggiato nessun giocatore a non venire. Non ho incoraggiato nessuno a dimenticare la Lituania. Sono sempre stato favorevole all’idea che dovessimo giocare tutti”.

Il rapporto con Rimas Kurtinaitis

Valančiūnas ha anche parlato del rapporto con l’attuale allenatore Rimas Kurtinaitis, evitando però di attribuirgli direttamente la responsabilità della crisi.

“Il mio rapporto con Rimas è buono. Sì, forse non siamo d’accordo su alcune cose, magari vediamo alcune situazioni in modo diverso. Ma lui è l’allenatore e decide sulla parte cestistica”.

Il centro ha insistito sul fatto che non sia il momento di cercare un singolo colpevole.

“Nessuno vuole perdere e trovarsi in questa situazione. Non vogliamo che il basket lituano sparisca. Ma stiamo andando nella direzione sbagliata”.

“Tutto inizia dall’alto”

Alla domanda su chi debba guidare il basket lituano fuori dalla crisi, Valančiūnas ha chiesto maggiore unità e possibili cambiamenti.

“Se vediamo che le cose non funzionano e che c’è un blocco, forse bisogna fare dei cambiamenti? Invece di dire che va tutto bene e che andrà tutto bene. Forse serve un’iniziativa?”

E alla domanda se serva cambiare l’allenatore o il presidente dell’associazione, ha risposto:

“Se qualcuno avesse una risposta e quella risposta portasse al successo, penso che verrebbe accettata. Ma qualcosa non funziona”.

Per Valančiūnas, la crisi non riguarda soltanto i risultati della nazionale, ma l’intero sistema.

“Non si tratta più del risultato, ma dell’immagine e della reputazione dell’intero basket lituano. Della divisione nel basket. Per me è uno scandalo”.

E ha concluso ribadendo il concetto centrale della sua intervista:

“Dobbiamo tutti guardare a ciò che abbiamo fatto per fare in modo che le cose funzionino. Molti non hanno fatto nulla. Questo è il peggio”.

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