Chi ha avuto la migliore carriera NBA? Ray Allen vs. Reggie Miller

La traduzione dell'articolo di Read Corner

PRIME NUMBERS – Ray Allen ha ottenuto la sua prima chiamata All-Star nella sua quarta stagione, ma è diventato davvero l’uomo franchigia dei Milwaukee Bucks nella sua stagione da sophomore. Dopo esser stato l’opzione primaria dei Seattle Supersonics, ha accettato un ruolo da terzo violino con i Celtics alla ricerca di un titolo, facendo altri tre viaggi all’All-Star Game prima di perdere il posto nel quintetto di Boston nell’ultimo anno trascorso insieme a Paul Pierce e Kevin Garnett. Quindi, identificheremo il suo “prime” un periodo di 14 stagioni, dalla seconda alla quindicesima stagione nella lega.

Dal 1997 al 2011, Allen ha avuto medie di 20.8 punti (45.3 FG%, 39.9 3P%, 89.7 FT%), 4.3 rimbalzi, 3.7 assist e 1.2 rubate in 37.5 minuti a partita. In questo arco di tempo, le sue squadre hanno partecipato otto volte ai playoff, raggiungendo tre volte la finale di Conference, due volte le Finals e vinto il titolo con Boston nel 2008. Allen ha saltato i playoff sei volte tra Milwaukee e Seattle nella suo “prime” e ha perso due volte al primo turno.

Allen ha fatto 10 partecipazioni All-Star in quella finestra di 14 anni. È stato selezionato nel secondo team All-NBA nel 2005 e nel terzo team nel 2001, finendo rispettivamente in nona e undicesima posizione nelle votazioni per l’MVP. Ha giocato con i compagni di squadra All-Star Vin Baker e Glenn Robinson a Milwaukee, Rashard Lewis a Seattle e i futuri Hall of Famers Pierce e Garnett a Boston. Allen è stato il miglior giocatore in una squadra da finali di Conference che probabilmente avrebbe dovuto raggiungere le Finali. (Ci arriveremo a questo.)

Miller diventò un top al suo terzo anno, quando nel 1989-90 andò per la prima volta all’All-Star Game e restò una delle prime due opzioni offensive degli Indiana Pacers fino al suo 12° anno prima di cedere il passo a Jermaine O’Neal e Jalen Rose in una squadra uscita al primo turno.

Dal 1989 al 2001, Miller ha tenuto una media di 20.6 punti (47.6 FG%, 40.2 3P%, 88.9 FT%), 3.2 rimbalzi, 3.2 assist e 1.2 rubate in 36.1 minuti a partita. In quel lasso di tempo, le sue squadre hanno centrato i playoff in tutte le stagionI, tranne che in una, perdendo al primo turno la metà delle volte. I Pacers raggiunsero le finali della Eastern Conference nelle restanti cinque stagioni, passando per un’unica apparizione alle Finals della carriera di Miller nel 2000.

In qualche modo, nel suo apice Miller è stato un All-Star solo 5 volte, entrando nel terzo team All-NBA per tre volte nella finestra di quattro anni tra il 1995 e il 1998. Il suo piazzamento più alto nella graduatoria per l’MVP è arrivato nel 2000, quando si è classificato 13°. Miller è stato l’unico Hall of Famer di quei Pacers, giocando con quattro compagni di squadra All-Star che però non lo sono mai stati nella stessa stagione: Detlef Schrempf, Rik Smits, Dale Davis e O’Neal. Miller è stato il miglior giocatore di quella squadra che perse alle Finals in sei partite contro i Los Angeles Lakers.

Vincitore: Allen

CAREER HIGH – Miller è stato il miglior giocatore di una squadra che ha raggiunto cinque finali della Eastern Conference dal 1994 al 2000, tre delle quali si sono concluse con una sconfitta in Gara 7. È andato quattro volte molto vicino alle Finals. Miller era così consistente che potevamo davvero scegliere una qualsiasi di quelle stagioni come suo picco, quindi potremmo metterle insieme piuttosto che scegliere tra il momento in cui ha spinto Shaquille O’Neal durante la vittoria delle Finals a 29 anni, ha fatto lo stesso con Michael Jordan tre anni dopo o incontrò di nuovo Shaq alle Finals all’età di 34 anni.

Ha giocato almeno 79 partite in tutte e quattro le stagioni – 1994, 1995, 1998 e 2000 – con una media di 19.3 punti (47.3 FG%, 41.8 3P%, 89.8 FT%), 2.8 rimbalzi, 2.6 assist e 1.2 rubate in 34.4 minuti a partita. Le sue squadre hanno vinto 53 partite in media e sono entrate nei playoff con i primi tre posti del tabellone in tre di quegli anni. Durante i playoff, la sua media punti è salita a 23.3 punti per partita con 45/41/89 come percentuali al tiro.

Il picco di Allen dipende dai tuoi gusti. All’età di 25 anni, è stato il miglior giocatore di quei Bucks capaci di vincere 52 partite e giocare una serie di playoff storicamente controversa arrivando ad un passo dalle Finals. All’età di 29 anni, era uno dei 10 migliori candidati MVP portando i Sonics a 52 vittorie nel 2005 prima di perdere contro i futuri Campioni dei San Antonio Spurs al secondo turno. E all’età di 32 anni, è stato la terza opzione dei leggendari Celtics che hanno vinto il titolo nel 2008, quando ha avuto delle reali possibilità di essere nominato MVP delle Finals.

In quelle tre stagioni, Allen ha avuto una media di 21.2 punti (45.1 FG%, 40.1 3P%, 89 FT%), 4.5 rimbalzi, 3.8 assist e 1.2 rubate in 37.8 minuti a partita. Nei playoff, quelle medie sono diventate di 20.9 tirando con il 46 FG%, 42 3P% e 91 FT%, percentuali in controtendenza, considerando che ha segnato una media di 25.6 punti ad incontro con 48 FG%, 44 3P% e 91 FT% nei playoff del 2001 e del 2005 prima di scendere a 15.6 punti da terza opzione a Boston nel 2008.

È difficile scegliere tra questi due picchi. Da un lato, penderesti per la stagione 2007-08 di Allen, quando ha tenuto una media di 20-5-3 tirando col 51 FG%, 52 3P% e 87 FT% in Finale e vincendo un anello alla fine del suo “prime”. Ma se tu fossi una franchigia che guarda quale giocatore al suo apice conduceva la sua squadra in modo più costante verso vette più alte, avresti preferito Miller che ha spinto i Pacers in cima all’Est per un arco di sette anni. Personalmente, tendo a preferire leggermente verso Miller al culmine della loro carriera.

Vincitore: Miller

CLUTCH FACTOR – Diciamolo subito: entrambi i giocatori erano incredibilmente decisivi. Se avete seguito la totalità della loro carriera, puoi immaginarteli entrambi alzarsi per prendere innumerevoli tiri nei finali di gara – Allen con il suo movimento perfetto e Miller in quel suo modo strano – e gli avversari avevano una paura mortale a lasciarli liberi, perché tutti sapevano che con un minimo di spazio il tiro probabilmente avrebbe trovato la retina.

Nei playoff durante il suo “prime”, Allen ha avuto in media 19.4 punti (45,2 FG%, 41,5 3P%, 90 FT%), 4 rimbalzi, 3.4 assist e 1.1 palle rubate in 39.5 minuti di media in 110 partite. In quel lasso di tempo, le sue squadre finirono 12-7 in 19 serie di playoff. Ha giocato due finali nel suo picco, con una media di 17.2 punti con 43 FG% 41 3P% e 91 FT% al tiro. Allen ha tirato col 52.4% da 3 punti nelle Finali del 2008, inclusi i 26 punti con 12 tiri (7-9 3P) IN Gara 6 contro i Lakers, e poteva essere l’MVP delle Finals.

Allen ha giocato in un’altra finale di conference di sette partite quando i suoi Celtics erano all’ultima tappa nel 2012 e altre due finali come riserva per i Miami Heat alla fine della sua carriera. Ha interpretato molti ruoli nei playoff durante la sua carriera, così la sua media realizzativa ha fluttuato selvaggiamente nelle partite da dentro o fuori. Ne ha giocate 12 nella sua carriera – 11 Gare 7 e una Gara 5 al primo turno contro i Pacers di Miller nel 2000 – finendo con un record di 7-5 in quelle partite (4-3 nel suo “prime”). Ha tirato con il 37.3% dal campo e il 36.4% da 3 in quelle situazioni, incluso qualche cilecca.

Nella più grande partita della sua carriera come prima opzione della squadra – una sconfitta in Gara 7 contro Allen Iverson e i Philadelphia 76ers nelle finali della Eastern Conference del 2001 – Allen ha realizzato 26 punti (8-18 FG, 4-7 3P, 6-6 ai liberi), sei assist e due rimbalzi.

Miller ha avuto medie di 23.5 punti (45.6 FG%, 40.7 3P%, 88.8 FT%), 3 rimbalzi, 2.5 assist e una rubata in 38.9 minuti in media nelle 104 partite di playoff nel suo “prime”. Le sue squadre hanno un record di 11-11 in 22 serie di playoff durante quel periodo. Ha giocato nelle Finals del 2000, con una media di 24.3 punti tirando con il 41 FG%, 38 3P% e 98 FT%. Nella decisiva Gara 6 contro i Lakers – persa in trasferta per 116-111 – Miller ha totalizzato 25 punti con 19 tiri (2-10 da 3).

Miller ha giocato 9 partite da dentro o fuori nella sua carriera (cinque Gare 5 nel primo turno e quattro Gare 7 di cui tre nelle Finali di Conference), finendo con un record di 3-6. Ha tirato con il 47.3% dal campo e con il 42.4% da 3 in quelle partire. L’unico neo è stata la Gara 7 delle finali della Eastern Conference del 1995, quando ha segnato 12 punti con 13 tiri contro Dennis Scott in una sconfitta per 105-81 contro Orlando.

Tutte le tre Gare 7 di Finali di Conference giocate da Miller sono state le migliori della sua carriera nei Playoff, con una sola pecca. Nelle altre due disputate, contro i Knicks nel 1994 e contro i Bulls nel ’98, ha segnato rispettivamente 25 e 22 punti, con il 47% al tiro (7/11 da 3). Entrambe le partite si sono concluse con due brutali sconfitte per due possessi.

Miller e Allen si sono incontrati due volte nel primo turno dei playoff, e i Pacers del primo hanno battuto i Bucks del secondo in entrambe le occasioni, ma erano in diversi punti dellE loro carriere: Allen stava appena entrando nel suo apice e Miller stava uscendo dal suo. Allen ha segnato una media di 22-7-4 con 53 FG%, 47 3P%, 62 FT% a 23 anni, Miller registrava 26-3-2 con il 36 FG%, 29 3P%, 93 FT% a 33 anni durante lo sweep Di Indiana del 1999, e i Bucks di Allen qualificatisi all’ottavo posto hanno quasi battuto i Pacers di Miller testa di serie numero 1 del tabellone nel primo round dei playoff del 2000 (l’unico anno in cui Miller ha raggiunto la finale). Allen è stato di nuovo più efficiente e di impatto al di fuori del punto di vista realizzativo, ma Miller ha segnato 41 punti contro i 18 di Allen in una vittoria 96-95 nella Gara 5 da dentro o fuori.

Ancora una volta, possiamo discutere per tutto il giorno dei meriti del loro essere clutch. Ogni giocatore potrebbe avere un esempio di poter essere colui a cui vorresti affidare un tiro finale con il destino di una Finals in bilico. Solo Allen ha avuto questa possibilità, però, e ha realizzato il più importante tiro decisivo nella storia della NBA. Questo nella mia mente è sufficiente per superare la famosa partita eroica di Miller contro i Knicks – quella del gesto dello strangolamento verso Spike Lee in Gara 5 delle Finali di conference del 1994 e i suoi otto punti in nove secondi nella prima partita della semifinale del 1995.

Vincitore: Allen

PALMARES

• Allen: Due volte Campione NBA; 10 volte All-Star; due volte negli All-NBA Team (Second Team nel 2005, Third Team nel 2001); leader all-time per canestri da 3 realizzati; scelto nel secondo team All-Rookie nel 1997; vincitore del Three Point Contest nel 2001; Medaglia d’oro alle Olimpiadi del 2000; Atleta maschile americano dell’anno nel 1995.

• Miller: 5 volte All-Star; 3 volte scelto nel Third Team All-NBA; presente nel club 50-40-90; Atleta maschile della nazionale USA dell’anno nel 2002; Medaglia d’oro alle Olimpiadi del 1996

Stavolta il confronto non è equilibrato tra Allen e Miller. Potresti prendere il palmares di Allen e confrontarlo a quello di Miller. Con quello, Allen stravince. Metti un 32enne Miller nei Celtics del 2008 e un Miller 37enne negli Heat del 2013, e probabilmente avrebbe due titoli anche lui. Ma così non è.

Vincitore: Allen.

IL PERSONAGGIO – Questa è la cosa affascinante di Allen e Miller: le scelte di carriera che hanno caratterizzato il loro essere. Allen è uno senza fissa dimora in NBA, che è stato in quattro città, bruciando alcuni rapporti lungo la strada, ma ha due titoli da mostrare per questo. Miller rimase con i Pacers nonostante le offerte ricevute altrove, e fu premiato come il più grande giocatore nella storia della franchigia, una leggenda dell’Indiana, ma senza titolo. Miller ha il suo numero 31 ritirato alla Bankers Life Fieldhouse e Allen sta ancora aspettando quel momento.

Si tratta di come preferiresti essere ricordato. Miller criticò profondamente la decisione di Kevin Durant di unirsi ai Golden State Warriors e si vantò di provare a diventare un campione in Indiana, anche se non ci riuscì. “Un re non dovrebbe mai lasciare il suo regno”, disse. Nel suo apice, Miller rifiutò le opportunità di unirsi alle potenti Los Angeles e New York, e i Celtics del 2008 hanno persino cercato di farlo uscire dal ritiro. Invece, si è unito a un elenco di Hall of Famers che non hanno mai vinto un anello.

Allen, d’altra parte, nacque con George Karl a Milwaukee, guadagnandosi una trade per Seattle dove trascorse una manciata di stagioni per lo più irrilevanti, prima di risollevare la sua immagine con i Celtics, e poi iniziò una faida con Boston per inseguire un altro anello a Miami. Tutto ciò ha portato agli ultimi secondi della Gara 6 delle Finals del 2013, quando la sua tripla dall’angolo ha salvato gli Heat e lo ha immortalato per sempre. Miller non si è mai davvero dato questa possibilità, anche se ha avuto alcuni momenti leggendari in Indiana.

Non so esattamente cosa provi un giocatore riguardo la propria eredità. Immagino che entrambi abbiano i loro rimpianti. Miller si sarebbe sicuramente sottratto al peso di essere una stella senza anello, e Allen senza dubbio preferirebbe essere in buoni rapporti con Boston, una città che lo ha aiutato a portare a un titolo come inestimabile membro di una squadra amata.

Miller è ancora regolarmente nelle nostre vite come commentatore di Turner Sports e Allen si sente a suo agio sotto i riflettori su un campo da golf da qualche parte, ma per me l’eredità culturale tra questi due giocatori si riduce a questo: Miller ha svolto un ruolo di supporto dietro Kyrie Irving nel film del 2018 “Uncle Drew”, e nel 1998 Allen ha recitato accanto a Denzel Washington in “He Got Game”. Jesus Shuttlesworth per sempre.

Vincitore: Allen

IL VERDETTO: Ray Allen ha avuto una miglior carriera.

Traduzione a cura di Daniele Botticelli

di Read Corner

Fonte: Yahoo Sports.

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