Le prime due gare della semifinale con l’Olimpia Milano hanno confermato una cosa: Brescia è ancora viva. Gara-2 è stata una partita orgogliosa, di presenza, di nervi e di durezza, vinta 85-79 davanti a un PalaLeonessa carico e dentro una cornice emotiva tutt’altro che semplice per le voci sul futuro del club.
La Germani ha risposto dopo una gara-1 persa male, in casa, con il fattore campo subito consegnato a Milano. Lo ha fatto aggrappandosi ai suoi riferimenti veri: Amedeo Della Valle, ispirato e decisivo con 28 punti, Miro Bilan, che ha fatturato presenza, letture e peso interno, e Nikola Ivanovic, ormai sempre più candidato al titolo di miglior playmaker di questi playoff.
Ivanovic, in particolare, è diventato il termometro della squadra di Matteo Cotelli. In gara-2 ha prodotto 24 punti, ha attaccato la pressione dell’Olimpia, ha conquistato falli e ha dato alla Germani una regia più verticale, più concreta, più feroce. In una serie in cui Milano vuole imporre fisicità, la risposta bresciana passa proprio dalla sua capacità di trasformare l’aggressività avversaria in vantaggi.
Sia chiaro, però: fino a questo momento non sono stati playoff brillanti per Brescia. La serie con Trieste è arrivata fino a gara-5, consumando energie e certezze. Contro Milano, poi, la Germani ha perso subito e male gara-1 al PalaLeonessa, vedendo svanire immediatamente quel fattore campo conquistato con una grande regular season.
C’è anche un dato che non si può ignorare: compresa la stagione regolare, Brescia ha perso cinque delle ultime dieci partite. Non è il crollo di una squadra, ma nemmeno il percorso lineare di chi arriva lanciato verso la finale. È una Germani che deve ancora ritrovare continuità dentro la serie, non solo orgoglio nella singola serata.
Il punto di forza resta la struttura. Brescia sa cosa vuole fare, conosce le sue gerarchie, vive di letture, esperienza e intelligenza cestistica. Cotelli ha chiesto durezza maggiore rispetto a gara-1, e la squadra ha risposto. Della Valle e Ivanovic hanno portato Milano sui binari meno comodi, costringendola a innervosirsi, protestare, perdere lucidità.
Ma per vincere la serie servirà altro. Serve che Jason Burnell torni a essere un fattore vero. Il suo playoff è fin qui abbastanza in calando: energia, difesa e versatilità restano, ma l’impatto complessivo non è quello dei momenti migliori della stagione. In una rotazione non lunghissima, Brescia non può permettersi un Burnell solo intermittente.
Non convince nemmeno Jayden Nunn. La sua presenza continua a essere fragile, poco incisiva, e non è un caso che attorno alla Germani si torni a parlare di CJ Massinburg. La sua assenza pesa, ma il punto è anche un altro: se Nunn non dà risposte, la squadra perde profondità, pericolosità perimetrale e alternative reali dietro ai titolari.
Il quadro, quindi, è doppio. Da un lato gara-2 ha restituito una Brescia orgogliosa, competitiva, capace di battere Milano anche in una partita sporca. Dall’altro, la serie si sposta ora al Forum con l’Olimpia ancora avanti per campo, profondità e sensazione di maggiore solidità generale.
La Germani ha dimostrato di poter stare dentro la semifinale, ma non ha ancora dimostrato di poterla comandare. Per farlo servirà una versione più completa: Della Valle e Ivanovic non possono bastare sempre, Bilan dovrà continuare a essere un riferimento, Burnell deve salire di tono e la questione Nunn-Massinburg rischia di diventare sempre più centrale.
Brescia non è fuori, anzi. Gara-2 ha detto che la squadra ha cuore, orgoglio e strumenti per ferire Milano. Ma ha detto anche che il margine di errore resta minimo. Ora serve vincere almeno una volta ad Assago: solo lì si capirà se la Germani ha davvero riaperto la serie o se ha solo prodotto una grande reazione di carattere.
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