“Il Palau è il mio santuario”
Sono trascorsi 60 giorni dall’addio ufficiale di Xavi Pascual al Barça, dopo che l’allenatore aveva pagato la clausola rescissoria per poi firmare con il Dubai Basketball.
Dopo le numerose discussioni e ipotesi dei primi giorni, era calato il silenzio sia nell’ambiente blaugrana sia attorno al tecnico di Gavà. Ora Pascual ha deciso di rompere quel silenzio, mantenendo comunque un tono estremamente conciliante nei confronti del club.
Intervistato da El Suplement di Catalunya Ràdio, Pascual ha evitato qualsiasi polemica con quella che considera la società della sua vita.
“Il Palau è il mio santuario, è il mio posto. Non sarò mai più felice come lo sono stato al Palau. È qualcosa di molto difficile da cambiare. È il club della mia vita, sono i colori della mia vita”.
“Non ho scelto il Dubai per una questione economica”
L’addio dell’allenatore catalano aveva sollevato diversi interrogativi, soprattutto per quanto riguarda le motivazioni economiche.
Pascual ha però negato che il denaro abbia avuto un ruolo determinante nella sua decisione.
“Non sarei venuto qui perché avevo altre possibilità con molti più soldi. E probabilmente non avrei nemmeno firmato dove ho firmato, perché avevo offerte con molti più soldi”.
L’ex allenatore del Barça ha inoltre voluto escludere qualsiasi responsabilità specifica del club.
“Non ho mai indicato il club come colpevole. Il club e Xavi Pascual sono stati insieme per 10 anni. Poi abbiamo smesso di esserlo per quasi altri 10 anni. Entrambe le parti sono cresciute in direzioni diverse”.
Il rapporto con Laporta resta intatto
Pascual ha anche parlato del suo rapporto con il presidente del Barça Joan Laporta, assicurando che nulla è cambiato.
“Il mio rapporto con il presidente Joan Laporta rimane intatto e abbiamo un ottimo rapporto. Gli ho spiegato quello che sentivo e lui mi ha rispettato fin dal primo momento, come ha sempre fatto. Abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto, nulla è cambiato e nulla cambierà”.
“Un allenatore deve sentirsi nel posto giusto”
Mantenendo un tono conciliatorio, Pascual ha ribadito un concetto già espresso al momento dell’addio: un allenatore deve sentirsi pienamente convinto del progetto che sta guidando.
“L’allenatore deve sentire di essere nel posto giusto al momento giusto. Deve guidare con onestà, conoscenza ed essendo convinto di poter condurre la squadra al successo”.
Secondo Pascual, proprio per questo motivo a volte è necessario rifiutare determinate opportunità.
“Molte volte devi dire di no in determinati posti perché l’obiettivo del club non coincide esattamente con quello che tu pensi di poter raggiungere. È una cosa molto complicata che impari con il passare degli anni”.
“Il passato non mi ha condizionato”
Pascual ha infine spiegato di non aver avvertito il peso delle aspettative legate alla sua prima, gloriosa esperienza sulla panchina del Barça.
“Il passato non mi ha condizionato”.
Parlando della stagione appena conclusa, l’attuale allenatore del Dubai ha sottolineato le difficoltà affrontate dalla squadra:
“La squadra era quella che era. Non abbiamo potuto cambiarla. Alla fine siamo arrivati in finale di Liga, che era una situazione molto complicata per come si era sviluppata la stagione. Senza alcun rinforzo e con molti problemi di infortuni”.
“Ho parlato con Pep Guardiola: le seconde volte sono complicate”
Nel finale dell’intervista, Pascual ha rivelato di aver parlato anche con Pep Guardiola della sua seconda esperienza al Barça.
“Ho parlato con Pep Guardiola del fatto che le seconde volte sono complicate. E al Barça lo sono altrettanto”.
Nonostante le difficoltà e i dubbi legati al suo ritorno, Pascual ha chiarito di non avere rimpianti per la scelta fatta.
“Nonostante abbia detto di no diverse volte, alla fine ho sentito che era il momento giusto e non me ne pento. Credo di aver aiutato a dare un po’ di stabilità al club. Da barcellonista, sono contento di ciò che ho dato in quel momento”.





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