Walter De Raffaele ha rilasciato un’intervista sul sito della Gazzetta dello Sport. Ecco tre dichiarazioni.
SULLA SFIDA CANTU’
“Un po’ per carattere e un po’ per provenienza, essendo amante delle sfide volevo qualcosa che mi facesse sentire nuovamente vivo, unito anche a una situazione che poteva avere degli sbocchi. Ho preso una situazione che poteva essere molto difficile, ma si portava dietro una sfida in un posto che mi ha sempre affascinato per calore del tifo, storia, competenza. Volevo abbracciare questa sfida, magari incoscientemente rispetto a quello a cui potevo ambire, ma confrontandomi con la proprietà e la dirigenza mi ha attratto anche il desiderio che c’è di costruire, se riuscissimo a mantenere la categoria”.
SU CANTU’
“Assolutamente sì, si sente. Personalmente ne ero molto consapevole. Ci sono investimenti, c’è una futuribilità. Si percepisce, ho cercato di tenere tutto questo fuori dal rettangolo di gioco perché la nostra squadra adesso ha un’anima e può combattere, ma a parte alcuni giocatori esperti, non abbiamo le spalle così larghe per tutto questo contorno”.
SUI TIFOSI
“Quando è capitato con Sandro Santoro di andare a una riunione dei tifosi, abbiamo trovato una partecipazione pazzesca, non solo per attività legate al basket anche per fare opere di bene. E al palazzetto questa presenza così massiccia del tifo organizzato è una spinta enorme verso la squadra, capace di restare equilibrata, senza essere estremi nelle valutazioni. Anche girando per Cantù, che è una cittadina piccola, questo attaccamento alla squadra si respira e l’ho apprezzato in personaggi impensabili, dal direttore di banca al negoziante che ti ferma: si respira pallacanestro, in questo è un po’ come nella mia Livorno ma qui ancora di più perché c’è un passato che, per quanto lontanissimo, ha un peso”.





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