La nuova EuroLeague va verso un modello sempre più vicino al franchising, ma il punto che scuote davvero il sistema è uno: il prezzo. Al momento non esiste ancora un tariffario ufficiale reso noto dalla lega per acquistare una licenza permanente, progetto che verrà sviluppato nei prossimi mesi, ma le stime circolate nelle ultime ore parlano di numeri impressionanti. Secondo il dibattito rilanciato in Grecia da Sport24 e le valutazioni di JB Capital, la soglia di riferimento potrebbe aggirarsi attorno agli 85 milioni di euro, con una forbice che, a seconda di città, mercato e attrattività commerciale, potrebbe scendere verso i 45-70 milioni oppure salire persino fino a 100 milioni per piazze top come Parigi.
Tradotto: per realtà italiane ambiziose come Virtus Bologna e Napoli Basket, il tema della franchigia rischia di trasformarsi in una montagna finanziaria. La Virtus oggi è già dentro il progetto EuroLeague grazie alla licenza triennale ottenuta la scorsa estate, ma il passaggio a un sistema di posti permanenti potrebbe imporre investimenti di scala completamente diversa. Per Napoli, che sogna il salto di livello e una collocazione internazionale più stabile, il discorso sarebbe ancora più impegnativo: entrare non significherebbe soltanto allestire una squadra competitiva, ma soprattutto sostenere un esborso che appare gigantesco per il basket italiano.
Il nodo vero è proprio questo: sono davvero tanti soldi, forse troppi, anche se oggi, va ribadito, ci si muove tra valutazioni finanziarie, indiscrezioni e scenari. Ma una cosa è già chiara, oltre al fatto che i club azionisti non dovranno pagare nulla per diventare franchigie: chi vorrà sedersi stabilmente al tavolo grande del basket europeo dovrà presentarsi con risorse enormi. E per molte società, italiane comprese, il sogno franchigia rischia di essere affascinante quanto proibitivo.





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