Valerio Antonini, presidente di Trapani Shark, è tornato a parlare su Sestarete del momento che sta vivendo. Ecco la trascrizione.
Intervistatore
Presidente, alla luce della situazione, gli occhi ovviamente di tutti… Lei in questi anni ha dato un nuovo volto alla città di Trapani, si è speso tanto; Trapani l’ha accolta, Trapani ha visto…
Valerio Antonini
«HO, speso tanto».
Intervistatore
Ha speso tanto, assolutamente sì. La domanda è: pensa che ci sia qualcosa che lei ha sbagliato in questo territorio?
Valerio Antonini
«Senti, innanzitutto ho commesso grandissimi errori di superficialità e di confidenza eccessiva verso gli altri. Mi sono fidato del sindaco che mi ha teso, non so se volontariamente o involontariamente, tanti tranelli, presentandomi personaggi borderline. E quindi questo certamente è stato un grande errore. Superficialità nel dare fiducia al mio commercialista, che ci ha proposto quell’operazione dei crediti che poi si sono rivelati inesistenti. E certamente ho commesso un grandissimo errore nel credere che, dopo tutto quello che avevo fatto, avessi guadagnato dei crediti nei confronti della tifoseria e della città: cosa che si è sciolta come un gelato al sole non appena ci sono state le prime difficoltà».
Intervistatore
Si sente solo oggi ad affrontare tutto questo?
Valerio Antonini
«Sono solo. Sono assolutamente solo. No, ho i miei collaboratori: quelle persone che non mi hanno mai abbandonato, persone perbene, persone serie, che sanno benissimo quello che io sto subendo; evidentemente riconoscendo che anche noi abbiamo commesso degli errori, probabilmente, che hanno agevolato questa situazione. Ma questa cosa, quello che è successo a me, è clamoroso. Credo che non verrà mai più nessuna imprenditoria a investire in Sicilia: di questo io ne sono convinto, dopo quello che è successo. E certamente non nella provincia di Trapani. E credo che, paradossalmente, oggi siano riusciti a tirare fuori da me quello che io negli ultimi anni avevo tenuto nascosto, ossia una grande determinazione nel vedere ripulita la mia immagine, sporcata da quattro delinquenti e da un sistema di informazione che gestisce le notizie a proprio piacimento, in funzione di interessi che vanno al di là della verità».
Intervistatore
Ultima domanda e poi davvero la lascio. Si sente di dire qualcosa a quel tifoso che ama i colori granata? Quei colori che rispecchiano—perché lei sa benissimo il calcio, poi oggi anche il basket—ma tanti altri sport identificano una città, soprattutto il Sud. Che cosa si sente di dire? Si sente di dire qualcosa al vero tifoso granata?
Valerio Antonini
«Ma in questo momento, niente. Assolutamente niente, perché credo che in questo momento la cosa più importante sia ristabilire la verità dei fatti. Il tifoso granata mi ha insultato nell’ultima partita, spudoratamente. C’è una presenza di tifosi perbene, persone perbene, persone serie a Trapani, che sono state completamente, diciamo, soggiogate, calpestate da quella parte invece di tifoseria—bietta, definirei bietta—assolutamente volgare. L’abbiamo visto con insulti a me, alla mia famiglia, ai miei figli, davanti alla scuola dei miei figli, che hanno due anni e tre anni: cose di una porcheria senza precedenti. In questo momento io sto pensando esclusivamente a me, che sono la persona più danneggiata, quella che ha subito il danno più grande economico, morale, psicologico, d’immagine: clamoroso. E quindi, in questo momento, non me ne frega assolutamente nulla se non di ristabilire la verità dei fatti. La verità dei fatti è stata calpestata per interessi superiori a quelli che erano la realtà dei fatti».
Intervistatore
E quindi crede nella giustizia sportiva?
Valerio Antonini
«La giustizia sportiva non esiste, secondo me. La giustizia sportiva è una pagliacciata senza precedenti e spero che la Corte di giustizia europea la cancelli completamente, visto che l’Italia è l’unico Paese al mondo che, con la normativa del 2003, consente alla giustizia sportiva di fare quello che vuole. E quindi, siccome la giustizia sportiva è composta da giudici nominati dai presidenti federali, sia nel calcio che nel basket, che eseguono esclusivamente ordini nell’interesse massimo delle federazioni, evidentemente si scorda che chi fa andare avanti il pallone, con i piedi e con le mani, non sono i presidenti federali, ma sono i presidenti che investono in società. Perché quelli i soldi se li mangiano, noi li investiamo. E credo che, siccome l’Italia fa parte della Comunità Europea, lo sport finora ha tentato in ogni modo di resistere a quelle che sono le normative generiche che riguardano tutti i settori della vita quotidiana e dell’economia, eccetera, che sono riferite a quei parametri europei. Io mi aspetto che finalmente, dopo la sentenza Agnelli, quando usciranno le motivazioni, la giustizia sportiva verrà cancellata, perché è solo una buffonata».




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