Una EuroLeague nuovamente spagnola per sopravvivere a NBA Europe: ecco cosa sta succedendo

EuroLeague Basketball torna a parlare spagnolo, e lo farà ancora di più se la lega privata che gestisce la massima competizione europea uscirà vincente dal confronto con NBA Europe

EuroLeague Basketball torna a parlare spagnolo, e lo farà ancora di più se la lega privata che gestisce la massima competizione europea uscirà vincente dal confronto con NBA Europe. Cerchiamo di capire cosa stia succedendo.

EuroLeague Basketball vs NBA | Parlare spagnolo per il rilancio

Marzo, come annunciato da tempo, sarà una tappa fondamentale per il futuro del basket europeo. Secondo quanto appreso da Sportando, entro la fine del mese la NBA chiarirà meglio il proprio piano d’azione.

Sono coinvolte città come Milano, Roma, Manchester, Parigi, Londra, Berlino e non solo, con banche d’investimento e movimentazioni che, come accade nella Capitale, non possono essere relegate a semplice gossip.

Ma EuroLeague non è rimasta a guardare. Esattamente come tra il 2014 e il 2015 rispose al piano d’azione della FIBA — la creazione della BCL con licenze pluriennali per alcuni grandi club, non quelli italiani — dando vita alla “New Era” a girone unico e coinvolgendo direttamente undici azionisti nell’organizzazione, ora anche il nuovo piano si sta delineando.

Real Madrid, Barcellona, Fenerbahce e ASVEL erano pronte a fare i bagagli. La lega ha risposto con una chiara mossa politica: mettere in discussione il presente, ovvero la posizione del CEO Paulius Motiejunas, e cercare un’alternativa che potesse trovare il sostegno dei club spagnoli, marginalizzati dopo la fine dell’egemonia di Jordi Bertomeu.

Chus Bueno, nome che Sportando aveva anticipato tempo fa in esclusiva, potrebbe essere l’uomo giusto. Spagnolo, con un passato negli uffici di NBA Europe e DAZN.

Il piano di Chus Bueno

Secondo quanto appreso da Sportando, proprio il Real Madrid avrebbe spinto per la nomina di Bueno, assumendosi direttamente il compito di risolvere la posizione contrattuale di Motiejunas.

E da qui parte il piano di rilancio, raccontato in queste ore da Marca. La volontà è quella di portare la competizione a un valore di 2,5 miliardi di euro, in modo da garantire un’ulteriore iniezione di capitale, sempre da 2,5 miliardi di euro.

Come fare? Con la creazione delle franchigie. I club oggi azionisti, 12 più il CSKA, possono passare, senza versare nuove quote, dallo status di azionisti con licenza decennale a quello di franchigie a tempo indeterminato.

Una trasformazione che, negli intenti, cambia poco a livello organizzativo ma modula il valore dei club stessi. Oggi una licenza vale tra i 50 e i 200 milioni secondo EuroLeague (il Real è al top, ovviamente), la nuove franchigie dovrebbero sborsare tra i 40 e i 75 milioni di euro.

Secondo Marca, Hapoel Tel Aviv, Dubai, PAOK e Valencia si sarebbero già fatti avanti, per una lega che entro tre anni vorrebbe arrivare a 24 partecipanti, di cui 18 o 20 franchigie.

Il merito sportivo resta così un tema irrisolto, ma il primo obiettivo è finanziario. Da qui il coinvolgimento di una banca d’investimento come JB Capital Markets, con sede a Madrid.

Insomma: un CEO spagnolo, un club guida spagnolo — il Real Madrid — e una banca spagnola. EuroLeague torna così ad avere un forte baricentro iberico, nel tentativo di sopravvivere all’assalto di NBA Europe.

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