Dopo l’uscita di scena di Željko Obradović, il Partizan Mozzart Bet Belgrade ha attraversato una fase di forte instabilità prima di affidare la panchina a Joan Peñarroya.
Tra i nomi accostati al club c’era anche Andrea Trinchieri, ex allenatore dei bianconeri e figura molto legata all’ambiente di Belgrado. In un’intervista esclusiva a Meridian Sport, il tecnico italiano ha spiegato perché un suo ritorno non è mai stato realmente possibile.
“In tutti questi anni ho sempre detto che il mio amore per il Partizan è rimasto lo stesso,” ha raccontato Trinchieri. “E ho detto più volte che la cosa migliore per il Partizan era che Željko Obradović restasse allenatore. Il suo addio ha creato una polarizzazione enorme.”
Secondo Trinchieri, la situazione ha generato un conflitto emotivo difficile da gestire.
“Da una parte c’è l’amore per il Partizan, dall’altra il rispetto per Obradović come uomo e come allenatore. E mi sono detto subito: no, non posso e non voglio.”
Il tecnico ha definito il clima attorno al club dannoso e doloroso.
“Questa polarizzazione non fa bene a nessuno. È triste, spiacevole e mi ferisce. Spero arrivino tempi migliori, perché nessuno aveva bisogno di tutto questo.”
Trinchieri ha inoltre chiarito di non aver mai parlato direttamente con la dirigenza del Partizan.
“Non ho parlato con nessuno del club,” ha spiegato. “Quando guardi nell’abisso, fai attenzione che l’abisso non guardi dentro di te. Non volevo entrare in questa storia.”
Successivamente, alcuni media serbi hanno diffuso il suo numero di telefono privato, episodio che ha portato all’invio di numerosi messaggi da parte dei tifosi.
“Tra quei messaggi ce n’erano molti bellissimi, altri spiacevoli, ma viviamo in questo mondo,” ha detto Trinchieri. “So chi sono quelli veri e lo saprò sempre.”
Infine, il coach italiano ha ribadito che proprio quell’atmosfera ha reso impossibile qualsiasi ritorno.
“In una situazione del genere non sarebbe stato giusto nemmeno per il Partizan,” ha concluso. “Per amore, per rispetto e per tutto ciò che stava accadendo, ho detto no: non faceva per me.”





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