Treviso, Allinei: “La Serie A è un bel salto, sono curioso di capire che giocatore posso essere”

Gregorio Allinei

Intervistato da Il Gazzettino di Treviso, la guardia-ala classe 2004 ha parlato del ritorno alla Nutribullet dopo il prestito alla Juvi Cremona e delle sue aspettative per la nuova stagione.

Gregorio Allinei si prepara alla sua prima stagione in Serie A con Treviso Basket dopo l’esperienza in prestito alla Juvi Cremona. La guardia-ala classe 2004 è stata intervistata da Il Gazzettino di Treviso, parlando della crescita maturata in A2, del salto di categoria e delle sue aspettative con la Nutribullet. Segue un estratto dell’intervista.

L’esperienza a Cremona:
“Sì ho fatto un anno in prestito, che, comunque, per un ragazzo della mia età, può sempre essere una cosa positiva. Ho disputato la seconda stagione consecutiva in A2 (in quella precedente, aveva vestito la canotta della Libertas Livorno, ndr), un campionato di assoluto livello dove ho avuto la possibilità di giocare molti minuti e di rivestire un ruolo importante, in una squadra come la Juvi che, tutto sommato, ha avuto una buona stagione”.

Il salto in Serie A:
“E’ un bel salto per me, ma proprio l’obiettivo di giocare nel massimo campionato nazionale, in una piazza storica, è stato il motivo principale che mi ha fatto accettare la proposta di Treviso. Sono curioso di testare il livello, sicuramente altissimo sotto tutti i punti di vista, e capire che giocatore posso essere all’interno di questa categoria. Perché chiaramente la A2 ha un’altra dimensione in termini di taglia fisica e ruoli”.

L’importanza della fisicità:
“Senza dubbio. Non a caso, è uno degli aspetti su cui ho maggiormente lavorato in queste stagioni e su cui continuerò a lavorare: il basket si evolve, la fisicità e l’atletismo rappresentano ormai chiavi di volta del gioco”.

L’ossatura italiana:
“Loro sono giocatori di assoluto livello, che calcano i campi della A da diverse stagioni. Inoltre, ci sono anche dei giovanissimi che potranno dare un contributo. Credo che il fattore dell’italianità sia fondamentale in una squadra: soprattutto per il fatto di sentire la maglia, sapere cosa rappresenta e trascinare anche gli altri ragazzi stranieri e il pubblico. L’ho vissuto, ad esempio, a Livorno e penso che qui a Treviso possa essere ulteriormente amplificato”.

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