Torna la rivalità tra Klay Thompson e Ja Morant: “È un peccato vedere tutto quel talento sprecato”

morant thompson

Thompson: “È divertente sentirlo parlare dalla panchina. È un po’ la storia della sua carriera: tante parole ma poche presenze”

La vittoria dei Memphis Grizzlies per 102-96 sui Dallas Mavericks sabato sera ha lasciato più tensioni fuori dal campo che dentro. Al centro della polemica ci sono Klay Thompson e Ja Morant, protagonisti di una rivalità che dura da tempo e che si è riaccesa dopo la partita.

Morant, fermo per infortunio al polpaccio e alla terza gara consecutiva ai box, non si è limitato a guardare. Dopo la sirena finale ha affrontato verbalmente Thompson, scatenando una discussione che ha richiesto l’intervento di staff e sicurezza.

Thompson, parlando dopo il match, non ha risparmiato le critiche a Morant: “È un tipo buffo. Parla sempre tanto, soprattutto per uno che raramente si prende le sue responsabilità.”.

Morant è intervenuto durante l’intervista post partita al compagno Cam Spencer: “Digli chi è stato il miglior tiratore in campo… non è il ‘bro’ di Golden State”, in riferimento alla tripla sbagliata da Thompson nel finale.

Thompson ha definito queste parole “niente di intelligente”, sottolineando come Morant “parli tanto senza mai fare nulla”: “È divertente sentirlo parlare dalla panchina. È un po’ la storia della sua carriera: tante parole ma poche presenze.”.

Ha aggiunto che la carriera di Morant è stata segnata da infortuni, squalifiche e problemi extra campo: “Tutti noi vorremmo vederlo in campo dare il meglio di sé…. Abbiamo bisogno che i migliori giocatori siano in campo, non in tribuna. Quando sei una star, hai grandi responsabilità. È un peccato vedere tutto quel talento sprecato.”.

Thompson, arrabbiato anche per un fallo scorretto di Santi Aldama su Cooper Flagg, ha infine espresso parole di stima per la vecchia Memphis – per intenderci, la squadra del “Grit ‘n Grind” con Zach Randolph, Tony Allen e Marc Gasol– ma non per quella attuale: “Rispetto la Memphis del passato, un gruppo che parlava poco e giocava tanto. Questa squadra invece parla sempre….”

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