Stone: “Nel mio Paese gli afroamericani vengono uccisi per molto poco o senza alcuna motivazione”

Stone: “Nel mio Paese gli afroamericani vengono uccisi per molto poco o senza alcuna motivazione”

"Dobbiamo dare messaggi positivi soprattutto alle future generazioni. Per me l’educazione e la scuola sono la vita"

Ieri in videoconferenza il giocatore dell’Umana Reyer Venezia Julyan Stone ha parlato del match che vedrà la sua squadra affrontare l’Olimpia Milano. L’atleta americano si è soffermato, più che sulla semifinale delle Final Four di Supercoppa, sul tema del razzismo ed dell’ intolleranza, sempre più marcata, che c’è nel suo Paese. Ecco le sue dichiarazioni:

Su come arriva la sua squadra alla Supercoppa.

“Stiamo bene. In questo primo mese e mezzo di preparazione abbiamo fatto un buon lavoro. Andiamo alle Final Four di Bologna per provare a fare il massimo dando tutto noi stessi perché ci piace giocare questo tipo di partite. Per quanto ci riguarda non abbiamo un punto di forza particolare, ma abbiamo la forza di squadra e del gruppo, attraverso una grande organizzazione alle spalle composta dai giocatori e dallo staff. La nostra unità sarà sicuramente uno dei nostri punti di forza. Milano è una grande squadra e dovremo comunque preoccuparci di loro, come anche loro dovranno farlo con noi.”

Sappiamo che lei è molto coinvolto emotivamente in tutto ciò che sta succedendo nel suo Paese, negli Stati Uniti. Pensa che lo sport, in questo caso la pallacanestro, possa essere uno strumento per contrastare le ingiustizie sociali?

“Sono molto grato e fortunato di avere un certo seguito e poter parlare, grazie allo sport, di un argomento così importante e delicato come il problema razziale e sociale che c’è nel mio Paese. Dobbiamo dare messaggi positivi soprattutto alle future generazioni perché è assolutamente un problema reale che bisogna affrontare e risolvere. Dagli atleti, ai giornalisti, a chi fa opinione è fondamentale imparare a mettere in evidenza questa tremenda realtà, come detto, per affrontarla con grande fermezza e risolverla”.

Qui a Venezia si sente a casa anche perché non percepisce ingiustizie sociali e c’è grande senso di integrazione?

“La grande differenza che c’è negli Stati Uniti rispetto agli altri Paesi è che lì uccidono le persone di colore per molto poco, posso anche dire spesso senza alcuna motivazione. Il problema del razzismo e dell’intolleranza c’è purtroppo in tutto il mondo ed giusto che in tutte la nazioni se ne parli e lo si affronti. Ovunque io sarò, anche nel futuro, sarà sempre una tematica che porterò avanti perché a mio avviso se ne è parlato e se ne parla troppo poco in particolare di quanto hanno sofferto gli afroamericani in questi anni di persecuzione sia dal punto di vista non soltanto sociale e quindi subendo delle ingiustizie sull’educazione sia sull’assistenza sanitaria. Ribadisco che in America gli afroamericani vengono uccisi senza alcuna motivazione: questa è in sostanza la grande differenza tra gli Stati Uniti e il resto del mondo”.

Giorni fa ha organizzato un evento con 100 bambini a cui ha regalato gli zaini per la scuola. Quanto è importante l’educazione delle prossime generazioni e il senso di comunità e sussidiarietà all’interno della nostra società?

“Per me l’educazione e la scuola sono la vita. L’unico strumento di salvezza per migliorare il nostro futuro è appunto la scuola perché unisce le persone, integra le culture, ci permette di imparare l’uno dall’altro, di ascoltarci e sentirci un’unica entità nonostante le culture differenti. Il fatto di aver donato 100 zaini a dei bimbi per la scuola, al di là di un oggetto utilissimo, ha un significato per me ben più importante ossia quello di unione, integrazione e di un nuovo slancio per stare insieme tollerandoci l’uno con l’altro”.

 

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