“Siamo qui per restare”: Presente e futuro della BCL in un’intervista esclusiva con Patrick Comninos

“Siamo qui per restare”: Presente e futuro della BCL in un’intervista esclusiva con Patrick Comninos

Il CEO della Basketball Champions League ha conversato con Sportando sulla situazione della competizione ideata da FIBA, le sue prime quattro stagioni e il suo futuro.

Se guardo alla storia della Basketball Champions League, sempre meno squadre ogni anno decidono di lasciare la competizione e scelgono di restarci. Cosa significa per il vostro futuro?

Il fatto che molte hanno scelto di rimanere nella BCL e altre l’hanno resa la loro nuova casa per noi è una verifica del lavoro che stiamo svolgendo. La mia personale opinione è che il modello proposto e sviluppato da BCL sia diventato molto attraente per i club.

Siamo diventati una competizione dagli standard molto alti, con club felici di partecipare soltanto per l’aspetto sportivo; le squadre sono pubblicizzate, siamo la competizione numero uno in Europa sui Social Media con 2.5 milioni di followers, quindi i club sanno che possiamo dagli la migliore promozione possibile. Ogni anno abbiamo molti giocatori che poi arrivano a giocare l’Eurolega, e che quindi ci vedono come un ambiente dove si possono compiere passi in avanti nella propria carriera.

Penso che il nostro modello consenta alle squadre di vedere la partecipazione a una coppa europea come un bonus, un benefit addizionale, e non un onere. Abbiamo visto molti club, negli ultimi anni, che hanno inseguito il sogno di giocare in Eurolega, ma non avendo la possibilità di disputarla regolarmente si sono ritrovati in una situazione finanziariamente pesante.

Penso che BCL proponga un modello dove i club capiscono che vi è una competitività bilanciata: nessuno sa a inizio stagione chi vincerà, abbiamo giocato tre Final Four e puoi vedere la diversità delle squadre che l’hanno disputata. Stiamo proponendo un modello che ricompensa i club per la loro partecipazione: la vittoria di un milione di euro insieme al titolo rappresenterebbe una parte rilevante del budget della maggioranza dei club.

Non spingiamo le squadre ad avere un budget minimo, così da indebitarsi per partecipare alla nostra competizione: per riassumere, penso che posso dire che alla fine la BCL venga scelta da quei club che pianificano attentamente dal punto di vista finanziario, che non possono contare sul supporto automatico di una squadra di calcio o di un governo in grado di fornire una rete di sicurezza. Questi sono club che sviluppano un approccio orientato al business, e quindi noi proponiamo un modello in cui tutti i club che partecipano possono vedere una crescita finanziaria.

L’Italia sarà rappresentata nella prossima stagione da tre squadre molto diverse tra loro. Cosa pensa di questa varietà di partecipanti?

La varietà di club che partecipano alla competizione è una conseguenza del nostro ricompensare le partecipazioni. Dall’Italia abbiamo avuto quasi dieci squadre in cinque stagioni, è parte della nostra visione di accogliere più club possibili e dar loro l’opportunità di giocare la BCL: stiamo entrando nella nostra quinta stagione, e avremo lavorato con più di 130 club da 37 paesi diversi. Per noi questo è molto importante, perché tutti questi club hanno toccato e influenzato la competizione.

Sono venuti nei nostri uffici, hanno partecipato ai nostri workshop e ricevuto il manuale, sono cresciuti per la partecipazione alla BCL. Questo è quello che per noi conta di più, per rendere attraente e rilevante il modello per più club possibili in Europa.

La diversità dei club varia considerevolmente: Sassari ha avuto una storia diversa da Brindisi in questi ultimi anni, la Fortitudo ha una storia diversa rispetto a entrambe negli ultimi 20 anni. Ogni club ha la sua identità, e ciò che ritengo BCL faccia molto bene è abbracciare le diverse identità, persino provenienti dallo stesso paese, così da avere una pluralità di rappresentanti.

Firmare accordi pluriennali con i club potrebbe ridurre la varietà delle squadre partecipanti?

Prendendo in considerazione il fatto che ogni squadra partecipante alla Basketball Champions League deve performare al meglio nel suo campionato nazionale, questo non può avvenire per tutti ogni anno. Chi raggiunge i migliori risultati avrà l’opportunità di restare nella competizione, le altre potrebbero dover aspettare una stagione in più.

Non vediamo questo come un problema: se vedrete facce familiari nel corso degli anni sarà perché questi club avranno beneficiato del nostro modello che gli consente di avere continuità e generare ricavi e visibilità dalla partecipazione. Continuando a ottenere risultati, resteranno nella competizione.

In Italia avremo una nuova squadra il prossimo anno, con una fan base impressionante, che è stata assente dall’Europa da molti anni come la Fortitudo; avremo una squadra al suo secondo anno con noi come Brindisi; e poi una che è con noi da 4-5 anni come Sassari. Se una squadra si disimpegnerà bene, continuerete a vederla.

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