Scottie Wilbekin ha parlato apertamente della sua separazione dal Fenerbahce, collegandola ai problemi fisici vissuti nell’ultimo periodo e al deterioramento del rapporto con il club. Nell’intervista riportata nel testo fornito, l’ex guardia del Maccabi Tel Aviv racconta di non essersi sentito tutelato sul piano della salute e di aver vissuto mesi molto complicati.
Wilbekin spiega che, dopo il rientro dal grave infortunio al legamento crociato, avrebbe dovuto seguire una gestione più prudente dei carichi, ma che questa linea sarebbe venuta meno. Da lì sarebbero nati nuovi problemi al ginocchio, fino a un danno alla cartilagine che ancora oggi condiziona la sua situazione. Il giocatore collega direttamente questa spirale al successivo addio al Fenerbahce.
“La mia situazione oggi è buona, ed è strano dirlo: ora sto meglio rispetto a quando giocavo le ultime partite con il Fenerbahce”, ha spiegato Wilbekin. Poi ha aggiunto: “Quando sono tornato dall’infortunio avrei dovuto essere sotto gestione dei carichi, ma mi sentivo benissimo e non giocavo da un anno”. Il punto centrale del suo racconto è molto netto: “Sono tornato a giocare troppo presto e, quando sono rientrato, la gestione dei carichi in realtà non esisteva davvero”. E ancora: “Sono rimasto bloccato in un circolo da cui non riuscivo a uscire, ed è anche il motivo per cui io e il Fenerbahce ci siamo separati”.
Sul rapporto con il club, Wilbekin usa parole forti: “Ho molto affetto per il Fenerbahce, è un club fantastico, ma ho sentito che la mia salute non era in cima alle loro priorità”. Da lì, racconta, sarebbe nato un clima pesante: “Questo ha creato tensione”. E nel passaggio più duro dell’intervista aggiunge: “Mi aspettavo di giocare, e non ho giocato per tutto quello che è successo, e poi ho sentito che alcune persone mi hanno voltato le spalle. Non è una bella sensazione”.
Infine, Wilbekin riconosce anche il punto di vista del club, pur difendendo la propria posizione: “Capisco che avevo un contratto, che mi pagavano e che non sono riuscito a rendere come avrei voluto”. Ma chiude con un principio chiaro: “Così come loro devono fare ciò che è meglio per loro, io devo fare ciò che è meglio per me”.





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