Sacripanti: “Dedizione, volontà, organizzazione e tenacia sono stati i veri punti di forza”

Sacripanti: “Dedizione, volontà, organizzazione e tenacia sono stati i veri punti di forza”

Coach Stefano Pino Sacripanti guida al trionfo Napoli dopo una stagione memorabile culminata con la promozione in Serie A: "Meglio di così non si poteva fare, sono felicissimo. A Napoli c’è grande passione, entusiasmo e partecipazione"

Dopo 13 anni Napoli torna in Serie A al termine di una stagione memorabile con la bacheca dei trofei che si apre, piazzando le vittorie in Coppa Italia e nel Campionato di Serie A2. Una cavalcata a dir poco straordinaria con nove vinte e una sola persa nelle partite dei playoff con l’ultimo atto di gara 4 e il trionfo sul campo di Udine, guidata sapientemente, con la solita energia e tanta passione, da coach Stefano “Pino” Sacripanti.

Abbiamo sentito l’allenatore brianzolo, mentre da Udine rientrava verso Napoli, in un viaggio in treno pieno di gioia.

“Meglio di così non si poteva fare e ovviamente sono felicissimo. Ho sempre detto al mio procuratore che non sarei mai andato ad allenare in Serie A2, l’unica città dove sarei andato è Napoli perché ne sono innamorato. Ho vissuto a Caserta e Avellino per tanti anni ed ero veramente innamorato di Napoli già a quel tempo. Conseguentemente quando mi è stato presentato questo progetto ambizioso, all’inizio ero scettico, poi però ho accettato. Devo dire la verità, c’è stato un grande cambiamento da parte della Società per fare una crescita strutturale molto importante con persone molto serie. Oggettivamente la passata stagione, a causa del Covid, c’è stato ‘impedito’ di provare ad andare in Serie A, mentre quest’anno al primo colpo abbiamo conquistato una Coppa Italia e soprattutto la promozione: credo che tutto ciò sia veramente il frutto di un duro lavoro, intensissimo, di grande serietà, di grande forza e di grande professionalità”

Una Serie A 2 che vedeva al via piazze importanti, guidate da allenatori di grande valore con dei roster di sicura qualità. Le Gevi era certamente una delle grandi favorite alla promozione non solo per la qualità e la profondità della squadra, ma anche per una guida tecnica capace ed esperta come l’ex Virtus Bologna: una promozione non è una cosa scontata quando ci sono così tanti avversari di valore, Sacripanti spiega:

“La verità è che noi non ci siamo mai nascosti, abbiamo sempre detto qual’era il nostro obiettivo, Questo ha portato anche la stampa, i tifosi e la gente a pensare che noi fossimo i più forti. Poi se andiamo a guardare bene credo che almeno sei/sette squadre, mi riferisco a Scafati, Udine, Forlì, Torino,Tortona e Verona, avessero lo stesso nostro livello. Noi non siamo più forti di queste squadre, ma stiamo stati semplicemente più bravi nell’avere un obiettivo molto importante, siamo stati fortunati e anche molto attenti al discorso del Covid, che ci ha rovinato solo l’inizio stagione e dopo non l’abbiamo più preso. Abbiamo avuto una dedizione pazzesca su ogni singolo obiettivo che volevamo avere, senza mai ‘piangere’ ricordando che Josh Mayo è stato fuori per quasi tutto l’inizio di stagione, a metà campionato abbiamo avuto l’infortunio di Eric Lombardi, poi quello di Antonio Iannuzzi. È vero che avevamo un roster forte, ma è altrettanto vero che – secondo me – la volontà, l’organizzazione, la tenacia di arrivare all’obiettivo sono stati i veri punti di forza”.

L’allenatore della Gevi Napoli sottolinea quali sono stati i momenti decisivi di questa trionfale annata cestistica:

“Sono un paio i momenti fondamentali: quando sceso dal pullman prima della semifinale di Coppa Italia, dove Jordan Parks non poteva giocare, lui mi rincorre appena sceso, mi ferma e mi dice: ‘coach a me non frega niente, io voglio giocare!’. Questo ci ha portato a vincere la partita, ma soprattutto ci ha portato in termini di mentalità un cambiamento molto forte e aggressivo nella volontà di vincere. Posso dire la stessa cosa di Iannuzzi che ieri in gara 4 ha giocato con un problema al ginocchio, ma ha voluto esserci a tutti i costi. Aggiungo anche quando ho pensato, in cuor mio non dicendolo a nessuno, alla fine di gara 2 con Udine che ero abbastanza sicuro che se avessimo perso anche una sola partita la serie la portavamo a casa. Nel concreto poi è stato fondamentale vincere in sequenza 3-0 con Pistoia e Ferrara, perché abbiamo risparmiato tante energie per la finale, mentre gli altri continuavano a giocare”  

La gioia dei tifosi napoletani che ritrovano la massima serie dopo 13 anni:

“A Napoli c’è grande passione, entusiasmo e partecipazione. Sono fermamente convinto che se avessimo fatto lo stesso tipo di campionato senza il Covid avremmo avuto al PalaBarbuto costantemente il tutto esaurito. Quando sono arrivato alla prima partita c’erano 800 persone; prima del Covid e prima di fermarsi lo scorso anno eravamo arrivati a 3200 contro Scafati e Torino. La forbice in una città così grande che ha tante ‘distrazioni’ è che se vinci, comunque, gli appassionati vengono e ti seguono”.  

Tra i vari protagonisti della promozione c’è Christian Burns che si è aggregato alla squadra partenopea da Brescia per i playoff.   Sacripanti sottolinea il merito del Club, del giocatore e dei compagni per un inserimento che si rivelato fondamentale:

“Su Christian Burns è giusto dare merito alla Società per averlo portato nella nostra squadra. Io ho sempre avuto in testa, già addirittura dall’anno scorso, di aggiungerlo nella nostra squadra perché era il giocatore adatto. Anche in Serie A2 è fondamentale avere una batteria di lunghi importanti. Io ho sempre giocato con atleti di peso, come per esempio Deji Akindele, Eric Williams, Kirylo Fesenko tanto per fare dei nomi. Per Burns abbiamo fatto un lavoro di martellamento notevole, Brescia è stata molto carina a lasciarcelo. È arrivato a Napoli con grandissimo entusiasmo, è stata brava la squadra a coinvolgerlo fin da subito e lui nell’essere, a sua volta, coinvolto pur partendo spesso dalla panchina e accettando un ruolo in una squadra di suo molto strutturata a livello difensivo e con una grande organizzazione di gioco e quindi non era semplice per lui, perché avevamo molte regole – come detto – soprattutto difensive”.    

Sul futuro di Napoli in A, l’allenatore non ha ovviamente ancora parlato di quale potrà essere la squadra da allestire, ma dice:

“Onestamente non abbiamo fatto ancora nessun discorso, è troppo presto. Però la Società è discretamente strutturata e c’è una volontà per fare le cose per bene e anche durature con una crescita continua”.  

Il Sud ritrova (oltre Brindisi già presente e Sassari) un’altra squadra del meridione in un campionato che vedeva sostanzialmente solo squadre del Nord. Coach Sacripanti ricorda il suo passato in piazze importanti del Sud in anni comunque più che positivi:

“È una cosa molto importante ritrovare una piazza del Sud Italia. Io ancora ‘piango’ che Caserta ed Avellino siano finite così e sparite dalla pallacanestro che conta. Erano piazze in cui io sono stato legato affettivamente ed era importante anche per una rivalutazione dei giovani che con un basket di alto livello vedevano una luce davanti a loro”.

Una annata difficile per tutti, non solo per lo sport, ma drammatica nella vita di ogni giorno a causa del Covid-19. Sacripanti ne parla con grande emozione di questo anno tremendo anche per lui.

“Per me, a livello personale, non è stato un bell’anno. Posso dire che la pallacanestro ha parzialmente e appena un pochino ripagato con questi risultati straordinari situazioni difficili e drammatiche. Credo che ci siano cose ben più importanti del basket, purtroppo il Covid-19 non ha dato scampo a tanti amici, per esempio a Cantù dove sono mancate tante persone compreso mio Papà. Non è stato facile per me, come per tanti altri in generale; è stato davvero molto difficile. Però la serietà di far bene la pallacanestro ha comunque in taluni momenti è stata di sollievo”.

 

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