Romeo Sacchetti: Se si fosse giocato quest’anno, avrei chiamato Nico Mannion

Romeo Sacchetti: Se si fosse giocato quest’anno, avrei chiamato Nico Mannion

Romeo Sacchetti, il c.t. Della Nazionale e allenatore della Vanoli Cremona: Avrei voluto allenare di persona giocatori come Davide Moretti o Paolo Banchero

Romeo Sacchetti, il c.t. Della Nazionale e allenatore della Vanoli Cremona, è stato il primo ospite di Meet The Best incontra, un format di A Better Basketball che torna già stasera, in diretta sulla pagina Facebook di ABB, alle ore 21, con un altro grande protagonista del basket europeo, il tecnico del Partizan di Belgrado, Andrea Trinchieri.

Questi alcuni temi trattati dal c.t. Azzurro nell’incontro al quale anche gli appassionati hanno potuto partecipare con le loro domande live e i loro commenti.

CAMBIA LA NAZIONALE CON LE NUOVE DATE DI PREOLIMPICO EUROPEO?

«Non molto, avevamo già fatto delle scelte e si tratta solo di aspettare un anno in più, cosa che sarà un vantaggio in certe situazioni e uno svantaggio in altre. Se si fosse giocato quest’anno, avrei chiamato Nico Mannion e voluto allenare di persona giocatori come Davide Moretti o Paolo Banchero, magari creando apposta per quei giovani già testati nei raduni durante le finestre un momento adeguato per valutarli prima della preparazione per il Preolimpico».

SULLA RIUNIONE VIDEO CON LA LEGA DI TUTTI I TECNICI DELLA SERIE A

«E’stata la prima volta che noi allenatori ci siamo ritrovati tutti assieme per discutere della situazione generale e la prima volta che la Lega Basket ha voluto aprire un tavolo tecnico con noi. Assieme abbiamo evidenziato un problema da risolvere, quello degli allenatori delle serie minori dilettantistiche e delle giovanili, quelli che vivono mese per mese, per far sì che possano continuare a credere nella pallacanestro nonostante il momento in cui stiamo vivendo».

SUI MOMENTI DIFFICILI DELLA CARRIERA

«Ho imparato, più con l’età devo ammettere, che non bisogna guardare indietro, pensare ai se e ai ma di una carriera ma accettare con serenità quello che è accaduto. Ho cercato di trasferire questa mentalità alle mie squadre, si vincono partite già perse, si perdono partite dominate all’ultimo secondo. Diciamo che è il bello della pallacanestro e bisogna accettarlo».

SULLE DIFFICOLTA’DI UNA FAVORITA

«Milano è una società particolare, non è facile creare la coesione di una squadra in una metropoli. Diciamo che se negli anni passati avessero fatto qualche riunione o allenamento in meno e fossero andati a mangiare più pizze tutti assieme, forse anche i risultati sarebbero stati migliori».

SULL’IDEA LANCIATA DA CREMONA DI DIVENTARE UN “CLUB ITALIA”

L’idea di una Cremona formata da italiani è uscita dai confronti continui che ho con Gianmaria Vacirca. C’è chi gioca per vincere, e tutti lo vogliamo, ma la maggioranza delle società oggettivamente ha poche possibilità di riuscirci. A Cremona abbiamo fatto una riflessione importante: possiamo offrire ai giocatori italiani uno spazio per giocare davvero, si dice che gli italiani costano di più, in questo caso dovrebbero decidere se sfruttare una grande occasione per migliorare e aumentare il loro valore futuro come è accaduto a Pippo Ricci. Probabilmente Cremona è una società che, grazie al suo presidente, può permettersi di fare una scelta così rivoluzionaria: abbiamo già conquistato credito e credibilità sul nostro modo di lavorare e lanciare nuovi giocatori.

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