Raznatovic: Euroleague ha bisogno di un leader come Silver, con LeBron lavoriamo ad una lega globale

Misko Raznatovic
Miško Ražnatović Polonia Poland - Francia France FIBA Eurobasket 2022 - BERLIN - Fase ad Eliminazione - Semifinale Berlino, 16/09/2022 Foto L.Canu / Ciamillo-Castoria

Il N.1 di BeoBasket dice la sua su diversi temi importanti

Misko Raznatovic, una delle figure più influenti della pallacanestro europea, ha rilasciato un’intervista a MozzartSport in cui ha affrontato anche dei temi cruciali riguardanti il futuro del basket europeo.

Secondo l’agente serbo, il principale limite dell’attuale organizzazione dell’EuroLeague è la mancanza di una guida forte e determinata:

“L’EuroLeague ha bisogno di un leader come Adam Silver, o come lo fu prima di lui David Stern. Le loro decisioni erano indiscutibili. Oggi invece il futuro è incerto. All’orizzonte c’è la possibilità di una NBA Europe, ma non è chiaro cosa faranno per i nostri club e per i giocatori. Come tutti, anch’io ho molte incognite.”

Il progetto di una lega globale di LeBron James

Raznatovic ha inoltre confermato che è sempre più concreta l’ipotesi di una nuova lega mondiale del basket, legata a un’iniziativa di LeBron James:

“Questa idea circola da un po’, e ci stiamo lavorando attivamente. Sarebbe una lega completamente diversa, non basata sui club ma su un modello simile alla Formula 1. Se dovesse realizzarsi, potrebbe scuotere profondamente sia l’EuroLeague che la NBA, perché alcuni giocatori potrebbero preferire la nuova strada. Ma servirà ancora molto lavoro per renderla realtà.”

Il problema del sovraccarico dei giocatori

Raznatovic ha anche lanciato un avvertimento sul crescente problema dei giocatori sovraccarichi di impegni. Un problema evidenziato di recente anche da Ettore Messina:

“Trent’anni fa, Slavnić o Kićanović giocavano 20 o 30 partite in una stagione, oggi i giocatori ne disputano anche 90. È impossibile chiedergli di giocare costantemente anche con la nazionale. Non esiste una soluzione ottimale, e questo è un problema per i giocatori. Se vogliono rappresentare il proprio Paese, sono costretti a sottoporsi a sforzi enormi, che poi si riflettono anche sulla stagione con il club. Lo vediamo già dal numero di infortuni.”

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