Gianmarco Pozzecco, CT della nazionale italiana, protagonista di una lunga intervista sulle colonne di Sportweek.
Ne riportiamo alcuni dei passaggi più significativi.
La fiducia per un risultato positivo ad Eurobasket.
Dal giorno uno della mia storia su Nazionale. All’Europeo 2022 ha portato questa panchina, da quando cioè il l’Italia ai quarti, eliminato dalla Francia. presidente federale Petrucci mi disse “Sei l’allenatore della Nazionale”, ho avuto grande rispetto e considerazione verso i miei giocatori. Quindi la mia fiducia è a livello dieci».
Cosa la fa essere tanto ottimista?
“L’amore spasmodico di questi ragazzi nei confronti della maglia azzurra, il senso di responsabilità che mostrano nell’indossarla”.
Su Danilo Gallinari:
“Quella che Gallinari abbia finalmente vinto un titolo è una delle più grandi stronzate della storia. Una banalità che odio con tutto me stesso. Dimmi: Charles Barkley, John Stockton e Karl Malone, tre campioni del passato nella Nba, avessero giocato insieme nella stessa squadra in Italia, quanti scudetti avrebbero vinto? Poniamo che avessero fatto 5 anni nella mia Trieste: Trieste vince cinque scudetti. In quel caso Barkley, Stockton e Malone sarebbero stati automaticamente considerati dei vincenti. Invece, la sfiga ha voluto che abbiano giocato nella Nba nel momento in cui c’era un tal Michael Jordan. Come quello che corre quando c’è Bolt… È come Gibernau, il pilota di MotoGp che ho conosciuto di persona. Poverino, faceva tenerezza, lo guardavo e gli dicevo: “Ma quanto sei sfigato? Se nascevi 10 anni prima o dopo, e non beccavi Valentino Rossi, qualche Mondiale lo vincevi”. Voglio dire che se il “Gallo fosse rimasto in Europa invece di andare negli Stati Uniti, avrebbe vinto tre volte l’Eurolega, quattro il campionato italiano, sette la Coppa Italia. Quindi non è un perdente perché non ha vinto, semplicemente ha fatto una scelta nella sua vita che è stata quella di andare giocare nella Nba dominata da gente come LeBron o Curry. Se hai il culo di giocare con quelli lì, vinci anche tu. Se no, partecipi e basta”.
Insomma, che squadra vuole vedere sul parquet?
“Faccio poca fatica a rispondere. Voglio una squadra che abbia consapevolezza di poter e dover difendere, e che non si senta condizionata da quello che succede in attacco per mettere in campo una difesa di altissimo livello, senza per questo considerarci bravi solo a impedire all’avversario di fare canestro. Mi spiego: le squadre difensive è come se accettassero a malincuore la loro natura perché riconoscono di essere scarse in attacco. Noi in attacco non siamo scarsi, però abbiamo giocatori come Pajola e Melli che difensivamente sono mostruosi. In più abbiamo aggiunto atletismo. Diciamo perciò che dobbiamo essere bravi e disciplinati in difesa e giocare con grande dispendio di energie senza pensare a eventuali difficoltà in attacco. Questa secondo me è la chiave del nostro Europeo”.





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