Gianni Petrucci si è raccontato in una lunga intervista al Corriere della Sera, affrontando diversi temi legati al presente e al futuro dello sport italiano. Il presidente della Fip ha toccato anche il tema di Nba Europe e del rapporto con Eurolega e Fiba. Spazio, infine, alla Nazionale italiana e ai progetti per riportare gli Azzurri a Roma. Segue un estratto dell’intervista.
È vero che la Fip ha buoni motivi per lamentarsi con il governo?
«Mi vuole proprio far litigare con tutti?».
Quindi non ne ha?
«Sì, ne ha».
Ce li vuol dire?
«Partiamo da un presupposto: io ho sempre detto che ho stima e fiducia in Abodi. E lo confermo. Però al ministro vorrei fare tre domande».
Chieda pure.
«Uno: perché non ci ritornano i soldi delle scommesse sportive che Petrucci presidente del Coni riservava alle federazioni? Due: che fine hanno fatto le promesse sul credito di imposta? Tre: Che fine ha fatto la promessa sul decreto crescita, la tax credit, come è stato fatto al cinema?».
Si aspetta risposte?
«Mi aspetto che dalle dichiarazioni si passi ai fatti. E poi c’è un’altra cosa, che ritengo assurda, inconcepibile».
Che cosa?
«L’inaccettabile pagamento di circa 432 mila euro per il controllo economico-finanziario delle società professionistiche. Noi di società professionistiche ne abbiamo solo sedici».
Non è l’effetto del passaggio a un’unica società esterna indipendente per voi e per il calcio?
«Certo, e io ero tra quelli favorevoli a questo passaggio. Però con la Comtec pagavamo circa 80 mila euro, adesso siamo arrivati a questa cifra. Come sono stati fatti questi calcoli? Come vengono giustificati? Posso sentirmi un po’ come il marchese del Grillo?».
Ne ha facoltà.
«Ecco, mi sento così!».
Vogliamo parlare del campionato al via?
«Molto meglio, così mi rilasso un po’».
Ne è sicuro? Siamo certi che quest’anno partono sedici squadre e arrivano in fondo sedici squadre?
«È una domanda alla quale nessun presidente di federazione può dare una risposta certa. Il controllo ce l’ha l’autorità di governo, la domanda andrebbe rivolta a loro: sono loro che fanno i controlli».
Altra questione: due club nati a Roma dal nulla al posto di altri due club scomparsi o costretti a ripartire dal basso.
«La faccio io una domanda: Petrucci e la federazione hanno la forza di bloccare un imprenditore che vuol lasciare la propria città e si vuole trasferire altrove? Risposta: no, non ce l’hanno. Il fatto che siano nate due squadre a Roma però deve ricordarci che è nata Nba Europe. Con la Formula 1, Nba è il marchio più importante di sport al mondo. Ben venga. Quindi la vedo così: vi dico che questo è il campionato che apre al futuro».
Solo una curiosità: perché tutto questo amore per Nba Europe non c’era stato anni fa con Eurolega, trattata invece come una concorrente?
«È semplice: perché con Nba Europe ci sarà un riavvicinamento. C’è una trattativa. Adam Silver, commissioner di Nba, e Chus Bueno, ceo di Eurolega, hanno detto che si incontreranno. E prima o dopo l’accordo si troverà. Non dimenticate mai che noi federazioni dipendiamo da Fiba».
Non avete paura che Nba si prenda tutto?
«Io non ho paura del progresso e del futuro. A 81 anni compiuti io ancora sogno il futuro».
E il futuro azzurro come lo vede?
«Vedo il grande successo della femminile, che pur non vincendo al Mondiale ha fatto grandi cose. Vedo il successo di pubblico che abbiamo avuto. Nel maschile siamo in corsa per le qualificazioni. Luca Banchi è una conferma ogni giorno. E Capobianco, poi… Andrea Capobianco e Luca Banchi sono tra i migliori allenatori del mondo. Poi la concorrenza che abbiamo nel basket non ce l’ha nessun altro sport».
Idee per il futuro?
«Stiamo lavorando per riportare a Roma la Nazionale. L’idea è di disputare la partita con la Turchia a Roma, al PalaEur, e di ricordare in quella occasione Giorgio Armani, un grande amico del nostro sport. E sarà bello farlo in un palasport pieno».
È il segno che volete tornare a pensare in grande?
«Anche se non sempre ci siamo riusciti, non abbiamo mai smesso di farlo».





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