Peppe Poeta: Penso che un coach debba cucire il miglior vestito sulle qualità dei suoi giocatori

Giuseppe Peppe Poeta Openjobmetis Varese - EA7 Emporio Armani Olimpia Milano LBA Legabasket Serie A Unipol 2025/2026 Varese, 11/10/2025 Foto ClaudioDegaspari / Ciamillo-Castoria

Peppe Poeta, primo assistente di Ettore Messina in Olimpia Milano, si racconta in “Uomini e Canestri”, la rubrica di Luca Chiabotti su Repubblica-Milano

Peppe Poeta, primo assistente di Ettore Messina in Olimpia Milano, si racconta in “Uomini e Canestri”, la rubrica di Luca Chiabotti su Repubblica-Milano. Ecco tre passaggi.

«Non credo esista un solo modo per vincere: vince il rigore di Conte e la maggiore rilassatezza di Ancelotti, vince Mourinho in un modo e vince Allegri in un altro. Quello che vorrei portare in tutti i contesti come mio “modo di allenare”, che i ragazzi di Brescia hanno interpretato alla perfezione, si basa su tre cose: impegno, entusiasmo e tolleranza nell’accettare gli errori dei compagni, dei giocatori e dell’allenatore. Io non ho una “mia” pallacanestro, penso che un allenatore debba cucire il miglior vestito sulle qualità dei suoi giocatori e togliere un po’ di pressione dalle loro spalle».

«Già se ne mettono tantissima da soli per arrivare più in alto possibile, in più ci sono i social: alla fine di ogni partita, ti misuri con mille commenti su di te che, comunque, finisci per leggere. Ai miei tempi, al massimo ti davano 4 in pagella sul giornale, tu pensavi di stare sulle palle a quel giornalista e finiva lì. Oggi i giocatori hanno bisogno di ritrovare il senso ludico del gioco. Sono grandissimi professionisti, curano ogni aspetto del loro lavoro. Ma devono anche divertirsi».

«Non credo nell’ossessione, mi piace godermi la vita perché penso che, a 40 anni, la qualità della tua esistenza vada messa davanti a tutto. Me ne sono accorto quando, da capo allenatore, finivo per rivedere la stessa partita cinque volte. L’over thinking finisce per fare danni».

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