Peppe Poeta: Firmerei per un’altra stagione così. In EuroLeague saremo underdog

Peppe Poeta
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Peppe Poeta parte dal futuro di Olimpia Milano

Peppe Poeta parte dal futuro di Olimpia Milano. Dopo Scudetto, Coppa Italia e Supercoppa, il coach biancorosso sa che la prossima squadra cambierà volto e che la nuova EuroLeague imporrà un livello altissimo. Queste le parole riportate da RealOlimpiaMilano.

Peppe Poeta guarda alla nuova Olimpia Milano

«Ci vogliamo pensare da domani. È chiaro che vorremmo tenere tanti di questi giocatori, ma dobbiamo capire se siamo nella possibilità di farlo, perché il supermercato di EuroLeague è veramente super competitivo» Poeta ha spiegato la linea del club: «Nei piani c’è la direttiva di confermare tanti di questi giocatori. Non ci riusciremo con tanti di loro, con altri vediamo se riusciremo».

Poi il passaggio più netto sulla prospettiva europea: «L’idea è, l’anno prossimo, di essere un underdog per l’EuroLeague che si sta andando a formare». Da qui anche l’identikit dei profili cercati: «Cerchiamo gente che ha fame, gente che vuole arrivare, profili un po’ diversi da quelli che siamo abituati a vedere».

Il sogno resta altissimo, ma Poeta non nasconde la difficoltà del contesto: «Ripetere l’anno di quest’anno. Quello è il sogno. EuroLeague è diventata molto competitiva. Lo stiamo vedendo nel mercato: ci sono investimenti faraonici, di fondi, di proprietari».

La via indicata da Milano, però, è un’altra: «La nostra è un’idea di costruire qualcosa di stabile, di duraturo, di identità, di senso d’appartenenza. E che magari con gli anni possa crescere».

Poeta ha poi raccontato l’orgoglio per il gruppo che ha completato il triplete: «Sono arrivato in un momento molto delicato, però da subito la percezione è stata che società e squadra mi hanno dato fiducia dal momento uno. Non era per nulla scontato: sono un allenatore rookie su una panchina così importante».

Il momento decisivo, secondo lui, è stato la compattezza nei momenti che contavano: «Abbiamo avuto tanti momenti difficili, però l’essersi compattati quando contava, prima della Coppa Italia e prima dei playoff, è quello che mi rende più orgoglioso di questo gruppo».

Sul tricolore conquistato al Taliercio, Poeta ha usato parole molto sincere: «Ieri è stato più un sollievo che una gioia, se devo dire la verità. Poi oggi sono il più contento del mondo». E ancora: «Alleno da 24 mesi, ho fatto Coppa Italia e Scudetto a Milano: se fosse un sogno, non svegliatemi».

Il viaggio, da assistente a capo allenatore campione d’Italia, è stato durissimo: «Non smetterò mai di ringraziare Ettore per quanto mi ha formato prima, due anni da assistente, e poi per avermi avviato e adattato a quello che sta succedendo adesso».

Poeta ha raccontato una stagione piena di difficoltà: «È stato un anno duro, fisico e mentale, perché siamo andati incontro a tante tempeste. Però siamo stati bravi a riportare la barca in porto». La crescita difensiva è stata uno dei punti chiave: «Abbiamo alzato clamorosamente il livello difensivo. L’essere chiusi tre settimane in palestra appena finita l’EuroLeague ci ha aiutato tanto».

Poi il merito ai giocatori: «Abbiamo semplificato il più possibile il lato difensivo, abbiamo enfatizzato pressione sulla palla e intensità, ma non è stato merito mio. È stato merito dei ragazzi».

Poeta ha citato i veterani come esempio: «A partire da Dunston e Shields, per parlare di veterani, erano i primi dal martedì fino al sabato a lavorare duro, ad allenarsi, a dare l’esempio».

C’è stato spazio anche per la dedica al Signor Giorgio Armani: «È riduttivo dedicare uno Scudetto al signor Giorgio Armani. È un’icona di stile, di moda, di economia, è un’icona del Paese».

Poi il senso di appartenenza: «Siamo orgogliosi di far parte di qualcosa che lui ha costruito. Proviamo a portare avanti i suoi valori: sincerità, disciplina, stile e risultati».

Poeta ha parlato anche del suo modo di vivere la panchina: «Sono consapevole del fatto che è lo sport più bello del mondo. Provo a fare il massimo, però non in maniera ossessiva».

E ancora: «Penso di essere la persona più fortunata del mondo a ricoprire questo ruolo e a fare questa passione come lavoro».

Infine, il passaggio sul tecnico ad Armoni Brooks in Gara 4: «Mi sono arrabbiato tantissimo. Brooks aveva messo tre bombe in fila e stavamo spaccando la partita. Non era per il tecnico, ma perché era il terzo fallo».

Poeta ha spiegato il senso della protesta: «Il terzo fallo implica che avrei dovuto cambiarlo. Non puoi decidere il terzo fallo di un giocatore così importante in quel momento della partita».

E ovviamente non si può che parlare anche del futuro di Armoni Brooks: «Mi spiace tantissimo. Abbiamo fatto tutto il possibile per trattenerlo».

Lo Scudetto resta il punto più alto, ma il pensiero è già alla prossima Olimpia: meno certezze, più fame, più identità. E una parola chiave per l’Europa: underdog.

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