In un’intervista rilasciata a Sportweek il coach dell’Olimpia Milano, Peppe Poeta, si racconta come allenatore e non solo.
Queste alcune delle sue dichiarazioni.
Cosa vuol dire, a 40 anni, allenare l’Olimpia Milano che nel 2026 ne festeggia 90?: “Non ci penso, altrimenti il senso si responsabilità prevale sul divertimento, che è la cosa che mi piace di più, perché allenare mi diverte”.
Le sue qualità principali, ottimismo e positività: “Sono abituato a guardare il lato po- sitivo delle cose. È frutto anche dell’educazione e dei valori trasmessimi dai miei genitori mio padre professore di religione, mia madre assistente sociale e del contesto sociale in cui sono cresciuto. Quando mi dicono: “ma tu sei amico di tutti”, rispondo che ognuno ha in sé pregi e difetti. Se sei bravo a guardare i pregi, ti godi di più le persone; se invece noti solo i difetti, ne assorbì il marcio. Così è per i giocatori: un bravo allenatore è quello che ne esalta i pregi e nasconde i difetti”.
Cosa cambia da Brescia a Milano?: “I contesti sono diversi. Prendere in corsa una squadra non ti aiuta perché non l’hai costruita tu, con le tue idee, non ci hai lavorato d’estate. In questo caso ho avuto la fortuna di essere già “dentro”. Il progetto della società era che facessi un anno da assistente di Messina per poi prenderne il posto. Il processo è stato accelerato dalla decisione di Ettore di lasciare. Non era il modo in cui avrei voluto iniziare, anche perché sono un allenatore giovane che non si era mai trovato in questa situazione, ma adesso che sono qui voglio godermela”.
A fine stagione Poeta sarà soddisfatto se… : “Se avremo fatto divertire la gente, se avremo giocato con un buon atteggiamento, sbattendoci il giusto, e se riusciremo a raggiungere i playoff in Eurolega e a lottare fino all’ultimo per lo Scudetto”.





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