Nella giornata di ieri il Baskonia ha ufficializzato l’esonero di Paolo Galbiati. Un’ingiustizia, a nostro modo di vedere, ma forse anche una fortuna per il tecnico brianzolo. Perché, come si dice, non tutto il male vien per nuocere. E in questo caso, probabilmente, è proprio così.
Il curriculum del classe 1984 di Vimercate parla chiaro: due Coppe Italia conquistate tra Torino e Trento, poi la leggendaria Copa del Rey dello scorso febbraio, un trofeo che mancava dal 2009 a Vitoria. Da allora il Baskonia aveva conquistato soltanto il titolo spagnolo del 2010 e quello del 2020 assegnato nella fase finale disputata a porte chiuse dopo l’interruzione per la pandemia.
Certo, in EuroLeague le cose non sono andate altrettanto bene. Ma il budget, se non il primo criterio di giudizio, dovrebbe rappresentare almeno un riferimento attendibile per valutare il lavoro di un allenatore. Tanto più in una competizione nella quale le differenze economiche tra i club si traducono inevitabilmente anche in differenze tecniche. E intanto, in Spagna, il Baskonia aveva cominciato la stagione con tre vittorie in altrettante giornate, in testa alla classifica.
Il tutto dopo un’estate nella quale erano partiti giocatori del calibro di Luwawu-Cabarrot, Trent Forrest e Mamadi Diakite. Insomma, la sensazione è che i risultati c’entrino poco, se non nulla, con la decisione del Baskonia. Anche perché parliamo di una società che dal 2012 ha avuto sedici allenatori, senza che nessuno riuscisse a completare due stagioni consecutive. E che oggi richiama Velimir Perasovic per la quarta esperienza in panchina dal 2005.
Una scelta, peraltro, che sembra avere radici ben più lontane delle quattro sconfitte nelle prime cinque giornate di EuroLeague. Il nome di Perasovic circolava già durante l’estate, quando Galbiati era finito nel mirino del Barcellona. Il Baskonia decise però di trattenerlo, chiedendo un importante indennizzo per liberarlo. Salvo poi esonerarlo a metà ottobre. Una gestione che lascia inevitabilmente qualche interrogativo sulla coerenza del progetto tecnico.
Ed è forse questo l’aspetto più paradossale della vicenda. Galbiati ha perso l’occasione Barcellona proprio per la volontà del Baskonia di trattenerlo. Pochi mesi dopo, lo stesso club ha deciso che non fosse più l’uomo giusto per guidare la squadra. Difficile immaginare una contraddizione più evidente. Ma Paolo Galbiati esce comunque da Vitoria con qualcosa che nessun esonero potrà cancellare. Ha vinto, ha dimostrato di sapersi imporre anche fuori dall’Italia e ha aggiunto al proprio percorso un’esperienza internazionale di altissimo livello. Non ha fallito, semmai ha pagato dinamiche che sembrano andare ben oltre il campo.
E allora, forse, questa separazione finirà davvero per essere una fortuna. Perché il Baskonia perde un allenatore che aveva riportato un trofeo a Vitoria dopo diciassette anni. Galbiati, invece, lascia una panchina dalla quale nessuno sembra riuscire a uscire senza essere esonerato. Con un curriculum più ricco, una reputazione internazionale consolidata e ancora tutta la carriera davanti. Il Baskonia ha scelto di cambiare ancora. Galbiati, adesso, può scegliere di andare avanti. E non è affatto detto che sia lui ad averci perso.















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