Tiene ovviamente sempre banco a Trieste il futuro del club e della gestione del presidente Paul Matiasic, dato in corsa a Roma.
Così Il Piccolo oggi in edicola: «A Trieste si cercherebbe di portare un titolo di categoria inferiore per compensare la piazza, declassando una delle capitali del basket italiano a un ruolo di comparsa. Tuttavia, il piano di Matiasic potrebbe scontrarsi con un ostacolo imprevisto e formale che cambierebbe la prospettiva della vicenda. Al momento della cessione del 9% (di quella quota del 10% originariamente detenuta), Trieste Basket avrebbe mantenuto un simbolico ma pesantissimo 1 % della società.
Non si tratterebbe di una quota trascurabile nei fatti: esisterebbe infatti un atto che vincolerebbe Matiasic a mantenere il titolo sportivo a Trieste almeno fino al 2029. E quel singolo punto percentuale conferirebbe a Trieste Basket il potere di veto su qualsiasi tentativo di spostare la franchigia altrove. Certo, si tratterebbe di un vincolo che potremmo definire virtuale o politico: far valere questa clausola significherebbe, per i soci locali, doversi riaccollare oneri e costi di gestione che oggi nessuno sembra in grado di sostenere. Ma tecnicamente, la serratura per impedire il trasloco esisterebbe».
E poi c’è la nota del club: «La società non ritiene di dover rispondere a indiscrezioni non confermate che alimentano sulla stampa speculazioni incomplete e frammentarie. Ogni affermazione che conduca a ritenere che Trieste, in futuro, non avrà una pallacanestro di alto livello è destituita di ogni fondamento. Questa società, alla luce dell’impegno che ha dimostrato nel passato, nel presente e per le sue considerazioni in relazione al futuro merita fiducia e rispetto».





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