La Pallacanestro Reggiana saluta i playoff con uno 0-3 duro nella forma, ma non nel senso della stagione. Gara 3 al PalaBigi, persa 72-84 contro l’Olimpia Milano, ha raccontato ancora una volta il limite e insieme il merito della squadra di Dimitris Priftis: Reggio ha lottato, ha acceso il pubblico, ha prodotto un primo tempo di grande energia, ma alla lunga si è dovuta inchinare a una squadra più profonda, più fisica e più ricca di soluzioni.
La serata aveva anche un peso emotivo particolare, con l’intitolazione della curva a Mike Mitchell e l’omaggio a Jamar Smith, salutato dal club e dal PalaBigi dopo tre anni in biancorosso. Dentro quel contesto, davanti a quasi quattromila spettatori, la UNA Hotels ha provato davvero a trasformare Gara 3 in una piccola impresa. Il secondo quarto da 30 punti, firmato soprattutto da un Riccardo Rossato straordinario, aveva illuso il palazzo e spinto Reggio fino al 42-36 dell’intervallo.
Poi però è arrivata Milano. Nel terzo quarto l’Olimpia ha cambiato faccia, ha alzato i contatti, ha chiuso l’area e ha lasciato parlare la qualità dei suoi campioni. Armoni Brooks, MVP del campionato, ha deciso la partita con 27 punti e triple pesantissime; Bolmaro, Shields e LeDay hanno dato il resto. Reggio ha resistito fino a metà terzo periodo, poi il break milanese ha spostato definitivamente l’inerzia.
I rimpianti esistono, ma vanno pesati. La Pallacanestro Reggiana ha giocato la serie senza Brown, con Thor non al meglio e con Caupain costretto a un lavoro di regia non sempre nelle sue corde. Contro una corazzata come Milano, vuoti del genere diventano voragini. Forse una partita si poteva strappare, soprattutto per quanto visto al PalaBigi, ma il passaggio del turno non è mai sembrato davvero in discussione.
Resta una stagione da leggere con equilibrio. Reggio è risalita dall’abisso, ha costruito il miglior girone di ritorno della propria storia e si è regalata una coda playoff meritata. Rossato è una certezza da cui ripartire, Barford probabilmente un altro punto tecnico importante, mentre alcune valutazioni sul roster e sugli stranieri andranno affrontate con lucidità.
La fine è arrivata contro una squadra troppo superiore, ma non cancella il percorso. La UNA Hotels esce a testa alta, applaudita dal suo pubblico, con la sensazione di aver dato tutto ciò che aveva. Ora servirà trasformare l’orgoglio in progetto: perché la stagione è finita, ma il lavoro per non disperdere quanto costruito deve iniziare subito.





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