Il 2-0 contro la Pallacanestro Reggiana dice che l’Olimpia Milano ha difeso il fattore campo, senza dominare ma restando in controllo nei finali. La squadra ha raccolto l’invito di Peppe Poeta: se i possessi decisivi non si gestiscono ancora con piena lucidità offensiva, almeno si possono vincere con la difesa.
Le prime due gare hanno consegnato un quadro abbastanza chiaro. Milano non ha travolto la serie, ma l’ha sempre tenuta dentro il proprio perimetro. Gara 1 è stata approcciata bene e portata a casa con solidità, in un contesto in cui partire con il piede giusto non era banale, soprattutto dopo il colpo esterno di Trieste a Brescia. Gara 2 ha confermato la stessa sensazione: non una prestazione scintillante, ma un altro passo avanti verso il PalaBigi sul 2-0.
La Pallacanestro Reggiana ha identità, orgoglio e un girone di ritorno importante alle spalle, ma oggi deve essere quasi perfetta per mettere davvero in crisi l’Olimpia. Le condizioni di JT Thor, l’assenza di Stephen Brown e alcune fragilità strutturali riducono il margine di manovra di Dimitris Priftis. Milano, semmai, i problemi può crearseli da sola: rimbalzi offensivi concessi, palle perse, cali di ritmo e lunghi momenti di attacco statico.
I numeri raccontano bene questa doppia faccia. In Gara 1 il 73.5% da due ha compensato il 27.3% da tre e l’1/6 di Armoni Brooks. In Gara 2 non hanno pesato i 6 punti in contropiede contro i 20 della Pallacanestro Reggiana, le 14 palle perse e un rapporto assist/perse di squadra negativo. Ma il finale resta il dato più importante: negli ultimi cinque minuti di Gara 2, Milano ha concesso sostanzialmente due punti. È lì che Poeta sta costruendo la sua risposta.
Il nodo, però, resta la regia. Quinn Ellis ha perso centralità: 16 minuti di media nelle prime due gare, una tripla ritrovata in Gara 2 ma zero assist. Nico Mannion ha dato qualcosa in termini di punti, ma non abbastanza per cancellare il dubbio. E infatti Poeta ha già scelto una strada diversa nei finali: meno play puri, più taglia, difesa e letture con Leandro Bolmaro o Marko Guduric accanto a Brooks, Shields, LeDay e Nebo.
Ora arriva il PalaBigi, che sarà una bolgia. L’Olimpia Milano ha fatto il suo, ma non ha ancora costruito certezze definitive. La trasferta può diventare il vero banco di prova: vincere lì significherebbe non solo chiudere la serie, ma dare sostanza a un’idea playoff più chiara, fatta di difesa, fisicità e finali gestiti con personalità.





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