Olimpia Milano, Pippo Ricci si racconta: “Basket, Africa e matematica, la mia vita”

Giampaolo Ricci EA7 Emporio Armani Olimpia Milano - Nutribullet Treviso Basket Unipol Legabasket Serie A 2024-25 21^ GIornata Milano, 09/03/2025 Foto MarcoBrondi // CIAMILLO-CASTORIA

Il capitano dell’Olimpia Milano Giampaolo Ricci si è raccontato sul settimanale “Sportweek”: queste le sue dichiarazioni.

Intervistato da Fabrizio Salvio sul settimanale “Sportweek”, Giampaolo Ricci ha parlato della genesi del suo libro “Volevo Essere Robin”: “All’editore De Agostini la mia storia piaceva. Poteva essere presa a modello da un ragazzino che si accosta al basket e alla vita: la pallacanestro ad alto livello, l’esserci arrivato partendo dal nulla, la laurea in Matematica. E poi il volontariato, l’impegno per l’Africa. Insomma, è la vicenda umana e sportiva di un giocatore un po’ diverso. Se riesco a starci dentro a questa vita? Sì, perché sono tutte cose che si autoalimentano. Quando fai sport professionistico rischi di perdere la testa perché è una montagna russa: giochi ogni due giorni, casa-trasferta-casa, e poi i video, gli avversari da studiare… puoi perdere la bussola, andare in overthinking, rimuginando cioè sul tuo lavoro fino a farlo diventare un’ossessione. Io non ho voluto perdere il contatto con la realtà, con la vita vera, quindi dedicare quell’oretta allo studio mi faceva staccare dal basket. La matematica è la mia parte razionale, il basket rappresenta quella emotiva. Però, studiando, non toglievo energia alla pallacanestro, al contrario. Allo stesso modo, oggi, rispondere a due mail, organizzare una call con le suore per vedere come va laggiù in Tanzania con il mio progetto Amani Education mi permette di ricaricarmi per l’allenamento del giorno dopo”.

Nella sua introduzione, Gianluca Gazzoli scrive che entrambi si riconoscono negli “underdog”: “Sì. Siamo quelli che non hanno la strada sanata, dobbiamo sempre dare qualcosa in più degli altri. L’underdog ha più fame di chi è nato col talento, ha più voglia di lavorare, di arrivare. E, quando arriva, se la gode di più”.

Quanto è stato pesante avere un obiettivo tanto alto? “È stata una rincorsa continua, una ricerca perfino esagerata della perfezione e infatti spiego che grazie al progetto di una scuola secondaria in Tanzania ho imparato a perdonare il basket e me stesso”.

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