Intervistato da Giuseppe Nigro sul settimanale “Sportweek”, Leandro Bolmaro ha parlato della possibilità di essere un giorno capitano dell’Olimpia Milano: “Non c’è bisogno della fascia, l’importante è esserlo in campo. È il mio modo di essere, la mia personalità. Cerco sempre di giocare forte: i miei genitori mi hanno insegnato che, se voglio qualcosa, devo lavorare per ottenerla. Devo sempre dare il 100 per cento, al 50 non riesco, magari mi faccio male. È quello che cerco di trasmettere, dicono che l’energia sia contagiosa”.
Com’è stato lavorare con Peppe Poeta? “Sempre bello: la fiducia che trasmette ai giocatori e al gruppo, le idee. Ha cambiato tanto. A lungo, con tante partite, non c’è stato tempo per farlo. Ma finita l’Eurolega abbiamo potuto allenarci di più perché potesse mostrarci quello che voleva fare: negli ultimi due-tre mesi abbiamo giocato davvero bene mettendo in campo le sue idee”.
Bolmaro ha anche sottolineato da dove nascono questi suoi ottimi istinti nella propria metà campo: “È grazie alla difesa che a Barcellona a 17-18 anni ho iniziato a giocare in prima squadra e ho cominciato a conquistare minuti: giocavo perché difendevo e davo la palla a Mirotic! Jasikevicius mi ha messo in testa che ho delle capacità in difesa. All’inizio di questa stagione Emilio Kovacic, assistente allenatore, mi ha detto: puoi essere il difensore dell’anno. Fatto. Il prossimo obiettivo è diventarlo anche in Eurolega: non è facile, ma penso di poterci riuscire”.
Leandro ha anche esaltato Manu Ginobili e parlato del suo rapporto con lui: “Lo adoro. Abbiamo cenato insieme un paio di volte quando ero in Nba. Tutti abbiamo sognato di essere come lui. Guardavamo in tv le sue partite, le finali Nba, e se giochi a basket vuoi essere così, era il sogno da inseguire: era il migliore di tutti, come Messi nel calcio. Conosco molti di quella generacion dorada che è stata oro olimpico ad Atene. Pepe Sanchez è stato la persona che mi ha portato da Cordoba a Bahia Blanca per iniziare a giocare professionista e grazie a lui il nostro agente mi ha fatto arrivare a Barcellona. Mi sento spesso con Fabricio Oberto, siamo della stessa città: ho chiesto consiglio a lui prima di venire a Milano”.
Fonte: LBA





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