Coach Peppe Poeta è stato ufficialmente presentato alla stampa come nuovo allenatore dell’Olimpia Milano. Di seguito le sue dichiarazioni.
SULL’INCARICO
«Non sono le condizioni che avrei sperato per diventare capo allenatore, per mille motivi. Non ho mai voluto subentrare in corsa, prima di tutto perché volevo aiutare Ettore nel miglior modo possibile e ci tenevo tantissimo che le cose finissero nel modo migliore per lui, come meritava.
Poi è chiaro: una volta successo quello che è successo, darò il massimo. Sento davvero il supporto e la fiducia della proprietà, con cui parlo spesso – da Leo Dell’Orco a Michele Tacchella e Laura Tadini. Sento la vicinanza di Christos e di Baiesi ogni giorno: mi danno grande forza e fiducia, e io ci metto il mio entusiasmo.
La squadra ha risposto bene, ma so che sarà complesso: sarà una maratona, un “long run”. Spero di poter aiutare nel miglior modo possibile, con le mie competenze, a fare bene già da quest’anno»
SULLE SUE SKILLS
«Ognuno deve allenare secondo le proprie inclinazioni. Io alleno da Peppe, con il mio modo di approcciare il lavoro. Non credo esista un unico modo “migliore” o vincente: vince Ancelotti in un modo, Conte in un altro, Allegri in un altro ancora, per fare esempi calcistici. Io ho un modo di allenare più… diciamo, più kind, e questo è il mio approccio. Però con una base di X&O che ho sviluppato negli anni, cercando di apprendere da tutti, tanto anche da Ettore. Ognuno deve allenare a modo suo: arrivare in corsa è diverso che iniziare dall’interno, ma resta comunque un approccio diverso dal suo, completamente diverso. Serve tempo, serve un percorso. Non ho un’enorme esperienza da capo allenatore, quindi prenderla in corsa è ancora più sfidante».
SULLE TANTE GARE DELLA STAGIONE
«Ci sono tantissime cose stimolanti e nuove, da cui devo imparare il più possibile e nel minor tempo possibile. Devo adattarmi a questo tipo di format, che ho vissuto a lungo solo da assistente.
La cosa che mi dà fiducia è che mi diverto: mi diverto ad allenare e, più di tutto, mi diverte allenare la partita. Mi piace, lo vivo con leggerezza, più o meno come facevo da giocatore. In questo modo percepisco un po’ meno lo stress, che ovviamente c’è».
SU COME VUOLE LA SUA OLIMPIA
«Sto cercando di capire come aggiustare alcune cose che ritengo possano essere efficaci. Provare a giocare un po’ di più in campo aperto potrebbe essere uno dei primi passi: liberare un po’ di più Ellis, Bolmaro, Brooks, dare campo ai nostri esterni. Giocare più in transizione può aiutare la squadra a esprimersi meglio.
Devo dire che la risposta di questa prima settimana è stata fantastica: sono contentissimo. Lo staff mi sta dando una grossa mano, tutti i ragazzi dello staff. Sono stracontento, straemozionato e stracarico».
SULLA GESTIONE DEL ROSTER
«All’interno di una singola partita la rotazione può essere un po’ più corta, ma questo non significa che chi gioca meno venga escluso dalla partita successiva. Penso che, se un giocatore resta in campo per un certo minutaggio – con la possibilità di sbagliare e di entrare in ritmo – questo possa aiutarlo a prendere fiducia e performare meglio. È un mio credo e lo porterò avanti.
La gestione di un roster lungo non l’ho mai fatta a questi livelli, quindi dovrò adattarmi strada facendo. Cercherò di sfruttare al massimo le caratteristiche di ognuno, mettendoli nelle condizioni migliori per rendere».
SUI PLAYMAKER
«Lorenzo verrà reinserito gradualmente, perché ha già avuto 2-3 infortuni muscolari e dobbiamo stare attenti. Oggi ci godiamo questo Ellis in ascesa: sta facendo davvero bene. Anche nell’ultima partita, in cui ha segnato solo un punto, ha difeso in maniera incredibile e tenuto alto il ritmo del gioco.





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