NCAA, NIL e transfer portal: il blocco ai professionisti in discussione, ma i tempi stringono

NCAA, NIL e transfer portal: il Congresso prova a mettere ordine. Tempi ancora incerti

Il caso NCAA entra in una fase politica decisiva. Il Protect College Sports Act, proposta bipartisan firmata tra gli altri da Ted Cruz e Maria Cantwell, è arrivato al centro dell’audizione della Commissione Commercio del Senato degli Stati Uniti, con Nick Saban tra i volti più forti a chiedere un intervento federale.

A che punto siamo

Il tema è semplice solo in apparenza: mettere regole nazionali su NIL, transfer portal, eleggibilità e tetti di spesa. Saban, ex coach di Alabama, ha parlato di un sistema ormai vicino a un modello professionistico senza però avere contratti, stabilità e norme chiare. La proposta darebbe alla NCAA una protezione antitrust per far rispettare limiti oggi continuamente esposti a ricorsi.

Per il basket europeo la questione non è di poco conto, anzi. Il tema riguarda anche giocatori come Quinn Ellis e Saliou Niang, destinati a lasciare rispettivamente Olimpia Milano e Virtus Bologna per approdare in NCAA. Negli ultimi due anni il college basket americano è diventato una destinazione sempre più aggressiva anche per profili già inseriti nel professionismo europeo, grazie alla forza economica del sistema NIL.

A che punto siamo? Non alla legge, ma al primo vero passaggio politico strutturato. Il testo è stato presentato a fine maggio, l’audizione si è tenuta il 3 giugno, ora servirà il lavoro in commissione, con possibili emendamenti, prima di un eventuale voto in Senato. Per passare serviranno 60 voti: dunque almeno una parte dei democratici oltre alla base repubblicana.

I tempi, quindi, non sono immediati. Se la trattativa politica dovesse accelerare, le prossime settimane potrebbero produrre una versione corretta del testo e un primo voto in commissione. Ma per arrivare all’approvazione definitiva serviranno con ogni probabilità mesi, anche perché dopo il Senato resterebbe il passaggio alla Camera e poi la firma del presidente. Difficile dunque che questo possa avere un impatto sulla stagione 2026-2027, più facile che tutti entri in corso per il 2027-2028.

Il fronte, inoltre, non è compatto. ACC, Big 12 e American guardano con favore a una cornice federale che limiti lo strapotere economico delle conference più ricche. Al contrario, SEC e Big Ten hanno già fatto sapere di non sostenere il testo nella forma attuale, ritenendo irrisolti alcuni nodi chiave, dalla prevalenza sulle leggi statali alla governance del nuovo sistema.

L’impatto in Europa sull’immediato

A oggi, però, è difficile immaginare che un eventuale intervento del Congresso possa cambiare davvero la stagione 2026-27. Il testo è stato presentato soltanto a fine maggio, l’audizione al Senato si è tenuta il 3 giugno e l’iter resta lungo: lavoro in commissione, possibili emendamenti, voto al Senato, passaggio alla Camera e firma presidenziale.

Anche in caso di accelerazione politica, l’applicazione concreta delle nuove regole avrebbe più probabilmente effetto dal 2027-28. Per la prossima stagione, invece, il mercato NCAA è già in movimento e l’Europa rischia di subire ancora la forza economica del sistema NIL.

È qui che casi come Quinn Ellis e Saliou Niang diventano emblematici. Il primo lascerà Olimpia Milano, il secondo Virtus Bologna, entrambi diretti verso il college basket americano. Non semplici prospetti in cerca di formazione, ma giocatori già cresciuti dentro strutture professionistiche europee e ora attratti da un mercato NCAA che, almeno per un altro anno, potrebbe restare difficilmente arginabile.

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