La NBA apre la stagione con 125 giocatori internazionali provenienti da 43 Paesi, un numero di nazioni che eguaglia il record. Marc Tatum ha sottolineato: «I vincitori degli ultimi otto premi MVP sono tutti nati fuori dagli Stati Uniti». L’espansione internazionale passa anche dalla Basketball Africa League: «Abbiamo compiuto progressi significativi nella transizione verso un modello a franchigie». Le prime saranno annunciate nel 2027, ma il loro ingresso in campo resta da definire: «Prevediamo di introdurle gradualmente. Continueremo a preservare posti aperti per i quali i club di tutta l’Africa potranno qualificarsi ogni anno».
Sul possibile ritorno delle partite NBA in Brasile, Tatum ha spiegato: «È un posto dove vogliamo tornare a giocare. Una delle difficoltà è stata tradizionalmente la mancanza di un’arena coperta di livello mondiale a San Paolo». Apertura anche all’Australia: «Non ci sono programmi oggi, ma è un mercato che le nostre squadre amano e nel quale vorrebbero giocare più partite». Per le Filippine, invece, «le partite non sono nell’agenda immediata», mentre proseguiranno eventi, visite dei giocatori e attività di base.
Quanto alla formazione, Tatum ha illustrato il progetto della NBA Global Academy ad Abu Dhabi: «Servirà i migliori prospetti di tutto il mondo, con un’attenzione particolare al Medio Oriente e all’Africa». Sul valore dei giocatori che tornano nei propri Paesi per lavorare con i giovani, citando Rui Hachimura, ha aggiunto: «Non c’è nulla che possa sostituire qualcuno come Rui che torna e interagisce con la comunità». Infine, interrogato sul caso Clippers e sulla fiducia nelle regole salariali: «È un evento raro. Quando accade, la lega interviene e chiama a rispondere chi ha violato le regole».





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