La conferenza di Adam Silver sul futuro del basket europeo non chiarisce nulla. Anzi, crea ancora più confusione. Le notizie sono probabilmente due: la conferma delle trattative con EuroLeague e i dubbi degli investitori di NBA Europe davanti all’ipotesi di far partire il nuovo campionato già nell’ottobre 2027. Tutto il resto resta avvolto nella nebbia.
NBA e FIBA tengono però a precisare che i programmi non sarebbero cambiati e che l’obiettivo resterebbe quello di introdurre la nuova competizione nel 2027. Silver ha spiegato che il prodotto iniziale potrebbe essere differente dalla lega destinata successivamente a operare a pieno regime, ma ha ribadito la volontà di «introdurre la competizione sul mercato la prossima estate».
«Sì, abbiamo trattative in corso con EuroLeague», ha confermato Silver. Un salto in avanti notevole rispetto alla celebre conferenza stampa del dicembre 2025, quando il commissioner NBA e il segretario generale FIBA Andreas Zagklis si presentarono fianco a fianco senza neppure pronunciare il nome della massima competizione europea.
Da parte loro, NBA e FIBA sottolineano che l’obiettivo dichiarato è sempre stato quello di lavorare insieme all’ecosistema europeo già esistente, EuroLeague compresa. Silver aveva parlato di discussioni costruttive già nel febbraio 2026 e, nel successivo mese di marzo, aveva indicato proprio in una collaborazione tra NBA, EuroLeague, FIBA e campionati nazionali il risultato migliore per il basket continentale.
Bene, dunque. Ma parlando soltanto dell’Italia, le due società romane e Pallacanestro Varese che cosa stanno aspettando? Un accordo tra NBA ed EuroLeague chiuderebbe definitivamente la porta a una loro partecipazione al massimo livello continentale. Oppure qualcuno ha promesso loro qualcosa che ancora non conosciamo?
Secondo NBA e FIBA, tuttavia, il nuovo progetto non chiuderebbe completamente l’accesso alle altre società. La struttura annunciata prevede infatti 16 partecipanti, con 12 franchigie permanenti e quattro posti da assegnare annualmente attraverso il merito sportivo. In teoria, ogni club appartenente all’ecosistema FIBA potrebbe quindi conquistare sul campo l’accesso alla competizione.
Resta poi difficile immaginare quale punto d’incontro possa esistere tra due visioni apparentemente opposte. La NBA lavora a una lega di 16 squadre, con 12 licenze permanenti. EuroLeague, invece, sembra intenzionata ad allargare progressivamente il perimetro sino a costruire un maxi campionato da 24 partecipanti. Una punta sull’esclusività, l’altra sull’espansione. Unirle non sarà semplice, ammesso che qualcuno voglia davvero farlo.
NBA e FIBA ritengono invece la loro proposta maggiormente inclusiva e più vicina alle tradizioni dello sport europeo rispetto all’attuale sistema, proprio perché affiancherebbe alle licenze permanenti un percorso di qualificazione sportiva. Resta da comprendere come questo modello potrebbe conciliarsi con l’eventuale maxi EuroLeague a 24 squadre.
Il problema di fondo è che ancora non sappiamo che cosa abbia concretamente in mano la NBA. Negli ultimi mesi la lega americana ha parlato di offerte da miliardi di euro da parte di soggetti interessati a investire in NBA Europe. Eppure, al momento, non risulta aver convinto nessuno dei grandi club del continente: non il Real Madrid, non il Barcellona, certamente non il Fenerbahce e neppure Panathinaikos e Olympiacos.
Su questo punto, la NBA riferisce che sarebbero in corso dialoghi avanzati con club selezionati, azionisti di riferimento e investitori in ciascuno dei 12 Paesi individuati. I nomi non verrebbero resi pubblici per rispettare la riservatezza del processo di selezione, ma la lega conta di annunciare le squadre fondatrici una volta finalizzati gli accordi. Nel giugno scorso il deputy commissioner Mark Tatum aveva parlato di offerte definitive già ricevute e di «chiari front-runner» in tutte le 12 città obiettivo, prospettando il più importante afflusso di capitali mai registrato nel basket europeo.
Ora lo stesso Silver aggiunge: «Per quanto riguarda i potenziali investitori, non sono sicuro che siano così impazienti per la prossima stagione». E allora le parole diventano importanti. Gli investitori sono ancora soltanto “potenziali” e, a quanto pare, non hanno neppure tutta questa fretta. Il progetto miliardario, destinato secondo alcune ricostruzioni a sconvolgere il basket europeo nel giro di pochi mesi, sembra improvvisamente meno solido e meno imminente.
Silver, nella stessa risposta, ha comunque precisato di voler avviare la competizione nell’estate 2027 e ha annunciato novità nei prossimi mesi. Ha riconosciuto che alcune operazioni richiedono più tempo del previsto, definendo però NBA Europe un’opportunità irripetibile sulla quale la lega intende procedere con cautela.
Rimane un’ultima domanda, forse la più pesante: se NBA ed EuroLeague trovassero davvero un accordo, che cosa resterebbe alla FIBA? A un primo sguardo, molto poco. Dopo aver accompagnato la NBA dentro il basket europeo, Andreas Zagklis rischierebbe di vedere i due principali attori raggiungere un’intesa lasciando la sua organizzazione ai margini. A quel punto, le dimissioni sarebbero quasi inevitabili: passerebbe alla storia come uno dei peggiori strateghi mai visti nel basket europeo.
NBA e FIBA respingono però nettamente questa lettura: non esisterebbe alcuno scenario nel quale la federazione internazionale non rimanga partner del progetto. Anche un eventuale accordo tra NBA ed EuroLeague dovrebbe quindi includere necessariamente la FIBA.





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