Tra scambi creativi e rebuild scientifici, cinque franchigie sommano 55 scelte al primo giro nei prossimi anni. In testa, i campioni 2025 Oklahoma City Thunder, modello di accumulo e sviluppo. Ma occhio a Nets, Jazz, Rockets e Grizzlies: tra swap, protezioni e pick altrui, possono dettare il mercato (o il Draft) dal 2026 in poi.
Oklahoma City di Shai Gilgeous-Alexander, Jalen Williams e Chet Holmgren ha 13 prime e 16 seconde nei prossimi sette anni, nonostante i maxi rinnovi che la spingeranno sul secondo apron. La differenza rispetto ad altre big spenders è l’arsenale di pick: fino a quattro nel 2026, la top-4 protetta dei 76ers il prossimo giugno, il diritto di swap con i Clippers nel 2027 e con i Mavericks nel 2028. Anche vincendo tanto, i Thunder potrebbero restare in Lottery grazie a scelte altrui.
I Brooklyn Nets ne hanno 13 di prime e 19 seconde: il 2026 è lo snodo, perché la classe è considerata profonda e Brooklyn controlla la propria scelta, ma nel 2027 pende lo swap coi Rockets. La strategia è chiara: sviluppo massiccio dei rookie, tanti minuti e, se la stagione dovesse essere in salita, puntare forte alla top-5 del 2026. Poi, con cap space e munizioni, accelerare verso i playoff già la prossima estate.
Gli Utah Jazz (11 prime) hanno cambiato direzione con Austin Ainge: niente tanking dichiarato, ma roster giovane e valutazioni serrate sui prospetti. Ace Bailey è la scommessa d’ala dal tetto più alto; la prima 2026 è top-8 protetta verso OKC, mentre il gioiello a lungo termine è la 2031 Suns non protetta. La priorità reale resta far crescere Bailey, Keyonte George, Clayton Jr., Filipowski e Hendricks per capire chi è “core” da qui al 2026.
Gli Houston Rockets (9 prime) vivono su due binari: contendere subito dopo l’arrivo di Kevin Durant e preservare chip di valore. Brilla l’unprotected 2027 dei Suns — potenziale biglietto per la Lottery o moneta pregiata sul mercato — anche se la percezione della classe 2027 oggi è tiepida. Se Houston dovesse spingere all-in, quella pick può diventare l’asset per un altro upgrade attorno a Durant e Şengün.
I Memphis Grizzlies (9 prime) hanno scelto la crescita sostenibile: via Desmond Bane per pacchetti di scelte, dentro il talentuoso Cedric Coward alla 11. Con Ja Morant e Jaren Jackson Jr. il floor competitivo resta da play-in, ma la struttura di pick — compresa la 2026 Suns non protetta in certi scenari — permette di pescare in alto senza smontare tutto.
Sul perimetro del quintetto, Hornets e Wizards accumulano scelte e contratti in scadenza in un rebuild paziente; i Trail Blazers hanno rinforzato il roster senza cedere pick, ma tengono in mano incroci di swap (2028, 2030) e opzioni sul 2029 di Celtics e Bucks. Tra le ambiziose, gli Warriors possono ancora muovere fino a quattro prime ma faticano a pareggiare i salari; i Lakers hanno expiring per oltre 60 milioni ma poche prime cedibili; gli Spurs — nonostante il colpo De’Aaron Fox — conservano swap pregiati (Hawks 2025, Celtics 2028 top-1, Mavs/Twolves 2030) e 15 seconde: pronti a un altro assalto accanto a Wembanyama.
Morale: chi possiede più scelte non domina solo il Draft, ma controlla il ritmo del mercato. Da qui al 2028, la vera forza non è soltanto il talento sul parquet: è la flessibilità per trasformare pick in stelle — o stelle in altre pick, senza mai restare scoperti.
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