Motiejunas: La prossima Euroleague a 22 o 24 squadre, la NBA deve capire che…

Paulius Motiejunas
Paulius Motiejunas EA7 Emporio Armani Olimpia Milano - ALBA Berlin Turkish Airlines Euroleague 2024-25 Milano, 14/01/2025 Foto AlessiaDoniselli / Ciamillo-Castoria

Il CEO fornisce tanti spunti interessanti sul futuro della competizione

Paulius Motiejunas, CEO di Euroleague, ha concesso una lunga ed interessante intervista a Sport24.

Tra gli argomenti trattati, le possibile modifiche all’attuale format della principale competizione europea.

Quali sono le vostre priorità strategiche in questo momento? Cosa c’è in cima alla vostra agenda?

Stabilità. Vorrei che avessimo un po’ di stabilità con tutto quello che sta succedendo. Ci sono guerre, ci sono pressioni dall’esterno sull’Europa. Ci sono molte questioni sul tavolo, ma dobbiamo calmarci e guardare al futuro.

Dobbiamo aspettarci un cambiamento del format di Euroleague dalla prossima stagione? Si parla di 24 squadre, di gironi… Possiamo aspettarcelo?

Sì. È ancora all’ordine del giorno, fa parte del piano. Crediamo sia il prossimo passo da compiere, idealmente arrivare a 24 squadre. Se non sarà possibile, potrebbero essere 22, con due gironi, magari un torneo aggiuntivo a metà stagione o un All-Star Game. Vogliamo rendere il calendario un po’ meno compresso e forse aggiungere qualche elemento alla competizione. È tutto in discussione.

Ci sono squadre che può anticipare come possibili nuove partecipanti per la prossima stagione?

Guardate, dobbiamo ricordare che abbiamo l’EuroCup, una competizione in cui le squadre possono ottenere buoni risultati e guadagnarsi la promozione. Non tutte le società hanno come obiettivo diventare team di EuroLeague. Molte sviluppano giovani giocatori e supportano il sistema EuroLeague proprio attraverso questo lavoro. Vedremo. Ovviamente, il nostro primo riferimento è la nostra seconda competizione.

Di recente ha detto che “l’unica strada è insieme”, riferendosi a NBA Europe. Quale sarebbe la partnership ideale dal punto di vista dell’EuroLeague?

È difficile per me dire quale sarebbe la partnership ideale. Lo capirò se e quando ci siederemo insieme ad un tavolo chiedendoci: “Ok, come facciamo crescere il basket?”. Ma non siamo ancora a quel punto. Quindi, per me, dire “sediamoci e parliamo per far crescere il movimento” e poi leggere certe interviste… Capite, siamo ancora troppo distanti.

Come si può ridurre questa distanza?

È una questione di approccio. Se guardiamo all’ultima intervista di Mark Tatum, in cui dice “vogliamo dominare questo mercato”… Ascoltate, siamo in Europa. Non vogliamo essere dominati. Vogliamo cooperare. E questo è l’approccio. Se qualcuno arriva dicendo “vogliamo dominare”… Capite, il Ministro dello Sport greco ha detto chiaramente “questo non lo vogliamo”.

Abbiamo la nostra cultura, i nostri ragazzi che ora vanno in NCAA, abbiamo l’NBA che vuole venire qui, dominare e prendere i migliori — come Giannis — per portarli in America. Questo non lo vogliamo.

Se questo viene compreso, allora potremo sederci e parlare. Altrimenti, mi dispiace. Continueremo per la nostra strada, cercando di massimizzare ciò che facciamo, invece di aspettare che qualcuno arrivi a dirci “salvateci” o “aiutateci”, e così via.

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