Michele Talamazzi di Derthona Basket ha parlato su Il Piccolo. Ecco alcuni passaggi.
«Preferisco, quando è possibile, guardare le partite dal vivo anche per vedere l’atteggiamento in campo dei giocatori. A Belgrado c’erano da vedere i ragazzi dell’Italia e altri prospetti da tenere sotto la lente. I migliori finiranno al college, ma in futuro potrebbero essere giocatori di interesse europeo: per affrontarli o provare ad ingaggiarli è meglio conoscerli.»
«Ormai c’è basket giocato per 365 giorni all’anno e quindi quella dello scouting è un’attività continuativa su tutto l’anno. Esistono mille strumenti tecnologici per analizzare i giocatori, ma secondo me le occasioni dal vivo restano preziose anche per creare una rete di contatti con gli addetti ai lavori che poi torna utile.»
«Con Gianmaria Vacirca avevo già lavorato, con Mario Fioretti si è creata subito sintonia. È una persona che quando parli di un giocatore ti trasmette sempre qualcosa. Per me questo primo periodo di lavoro è stato uno scambio di idee e opinioni piacevole e istruttivo. Insieme abbiamo trovato un linguaggio comune sui giocatori che cercavamo e sull’idea di squadra che volevamo costruire.»
«Abbiamo cercato di prendere giocatori nel “prime” della loro carriera. Anche quelli che sono rimasti, vedi Gorham e Vital, pensiamo che possano ancora migliorare. Hubb ha giocato tre stagioni europee in crescendo fino alla Final Four di BCL con l’Aek; Manjon è al secondo anno in Europa ed è quello che forse avrà bisogno una mano in più per adattarsi.»





Commenta
Visualizza commenti