Michael Porter Jr, guardia/ala passata dai Nuggets ai Nets a inizio offseason, durante una puntata di One Night with Steiny ha parlato della mentalità che può spingere alcuni giocatori a scommettere sulle partite NBA, spiegando che la disperazione economica può portare a decisioni rischiose.
«Pensa se potessi far diventare ricchi tutti i tuoi amici dicendo loro: “Scommettete 10.000 dollari sul mio under… in questa partita fingerò di avere un infortunio e così tutti si portano a casa un bel gruzzoletto”. Alcune persone vengono dal nulla e ragionano in questo modo».
Come noto, il fratello Jontay è stato bannato dalla NBA in seguito a una vicenda del genere.
L’indagine NBA ha rivelato che, tra gennaio e marzo 2024, Jontay Porter ha piazzato 13 scommesse per un totale di 54.000 dollari tramite l’account di un’altra persona, ottenendo vincite per oltre 22.000 dollari. La puntata più rilevante — 80.000 dollari sull’under delle sue prestazioni nella gara del 20 marzo contro i Sacramento Kings — coincideva con la sua uscita anticipata dal match per un presunto malessere, come anticipato in messaggi a scommettitori noti.
La NBA ha rafforzato il monitoraggio delle scommesse, collaborando con i principali bookmaker per segnalare puntate anomale. Dopo il caso Porter, è stata introdotta la “Jontay Porter Rule”, che vieta agli operatori di offrire scommesse sull’under delle prestazioni per i giocatori con contratti two-way o di 10 giorni, così da ridurre le possibilità di manipolazione.
Sono misure che probabilmente limiteranno truffe del genere nel breve termine, ma il vero problema è l’infinità di cose su cui si può scommettere oltre il classico esito finale della partita.
Ci riferiamo a risultati di un quarto o di un tempo, al numero di rimbalzi o assist di un singolo giocatore. Il fatto che anche un giocatore con contratto ottimo come Terry Rozier sia finito sotto inchiesta è un chiaro segnale di quanto sia facile sbagliare con tutte le ‘occasioni’ presenti nell’attuale offerta dei bookmakers.





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