Michael Jordan ha criticato apertamente la “load management”, la pratica moderna di far riposare i giocatori anche senza infortuni. Nel secondo episodio della serie NBC “MJ: Insights to Excellence”, andato in onda martedì, l’ex stella dei Bulls ha spiegato la sua filosofia: “Non volevo mai saltare una partita. Ogni gara era un’occasione per dimostrare qualcosa, per ripagare chi si era sacrificato per comprare un biglietto”.
Jordan ha ricordato di aver giocato con una distorsione alla caviglia e, soprattutto, la celebre “Flu Game” delle Finals 1997 contro Utah: “Ero distrutto, ma dovevo esserci. Una volta in campo, l’adrenalina fa il resto”. MJ concluse quella partita con 38 punti, portando i Bulls a un passo dal titolo poi conquistato.
“Il dovere verso i tifosi è parte dell’essere un giocatore”, ha ribadito Jordan, che considera la gestione dei carichi di oggi un segno dei tempi cambiati.





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