Messina: Siamo più lunghi e potenti, obiettivo Playoff in Europa e Finale in Italia

Credit: Ciamillo & Castoria
Credit: Ciamillo & Castoria

Messina: "Gli italiani giocano poco? Se performi, starai in rotazione, altrimenti giocheranno quelli più bravi, a costo di stancarli. Così è. La filosofìa la farà il prossimo coach"

Ettore Messina ha parlato con La Repubblica prima della partenza per Napoli, dove inizierà la sua terza stagione in LBA alla guida dell’Olimpia Milano.

Sul nuovo roster.

“Non abbiamo cambiato una squadra da Final Four di coppa perché è bello così. Siamo partiti dalla disponibilità a venire qui di Melli, che a giudizio di tutti i capitani di Eurolega è stato l’acquisto più importante, e di Ricci. Per motivi di spazio è andato via Leday e Punter, che avremmo voluto tenere, non ha accettato la nostra eccellente offerta al rialzo per prendere quella del Partizan, e siamo contenti per lui.
Roll e Micov sono partiti in un processo di ringiovanimento e abbiamo acquisito più presenza interna con Mitoglou, un tiratore dai blocchi e di grande raggio come Daniels, un creatore di gioco come Grant. Siamo, a giudizio non solo nostro, più potenti e più lunghi. E, aggiungo, un gruppo di persone estremamente serie”.

Obiettivi.

“Playoff in Europa e finale in Italia, sapendo che la Virtus è un osso durissimo e ha migliorato la squadra dell’anno scorso”.

Chi è più avanti tra i nuovi?

Hall, con la sua versatilità. Mitoglou vive la costruttiva confusione di chi deve imparare a giocare due posizioni, ala e centro, ma mi
conforta che abbia fatto vedere cose buone. Sono curioso di vedere Grant soprattutto in campionato, ci darà cambio di ritmo, difesa, spinta in
transizione. Ricci ha già durezza difensiva, comprensione del gioco, voglia di fare e può aprire il campo.
Alviti è un tiratore che si dovrà abituare ai contatti da Eurolega, ma ha una tecnica importante».

Capitolo Italiani.

“Mi dice il Poz, che legge più libri di me e ne sta consultando uno sui social media, che in giro si dice che non ruotiamo abbastanza gli italiani.
Ecco, c’è un problema: qui, ruoti se performi. Non è che gioca uno che tira col 28% e riposa uno col 45%, magari perdendo una partita in più,
perché sì, in fondo, che importa… Qui non si perde per il gusto di perdere. Se performi, starai in rotazione, altrimenti giocheranno quelli più
bravi, a costo di stancarli. Così è. La filosofìa la farà il prossimo coach”.

 

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