Pallacanestro Brescia, il Dubbio: cosa vuole davvero fare Mauro Ferrari?

Mauro Ferrari Pallacanestro Brescia
Mauro Ferrari Pallacanestro Brescia

È questa, oggi, la domanda che resta sospesa sopra la Pallacanestro Brescia

Cosa vuole davvero fare Mauro Ferrari? È questa, oggi, la domanda che resta sospesa sopra la Pallacanestro Brescia. Anche dopo il comunicato del club. Anche dopo la vittoria su Olimpia Milano in gara-2. Anche dopo l’1-1 nella semifinale Scudetto. Perché il campo ha dato una risposta forte, ma fuori dal campo il dubbio non si è dissolto.

La società ha provato a spegnere l’incendio nato dopo le indiscrezioni sulla possibile cessione del titolo sportivo a Paul Matiasic, patron di Trieste e uomo forte del progetto di una seconda squadra professionistica a Roma. Lo ha fatto con parole nette: «Pallacanestro Brescia resta a Brescia». Ma dentro lo stesso comunicato c’è anche una frase che apre più di una lettura: «Al termine dei playoff, il Consiglio di Amministrazione di Pallacanestro Brescia si riunirà per valutare la prossima stagione».

È una formula normale, in apparenza. Ogni club, a fine stagione, valuta budget, programmi, sostenibilità, organigramma, obiettivi. Ma in queste ore, dentro questa tempesta, quella frase diventa altro. Può generare incertezza. Può alimentare il timore che il futuro sia ancora tutto da scrivere. Oppure può essere un messaggio alla città, agli sponsor, alle componenti economiche del territorio: se Brescia vuole continuare a vivere questo palcoscenico, serve una partecipazione più forte, più ampia, più concreta.

Perché la storia recente è straordinaria, ma il presente è complesso. In cinque anni Brescia ha costruito qualcosa che va oltre i risultati: una Coppa Italia, una finale Scudetto, tre semifinali consecutive con tre giovani allenatori diversi, un secondo posto in regular season. Una continuità tecnica e sportiva che pochissime realtà italiane possono rivendicare.

Eppure qualcosa, nel rapporto con la città, sembra essersi incrinato. Il club non partecipa alle coppe europee anche per le difficoltà legate alla partecipazione in settimana. Mauro Ferrari, poche settimane fa, aveva già alzato la voce sulla scarsa risposta di pubblico in una fase decisiva della stagione. In gara-1 con Milano gli spettatori sono stati poco più di 3.700, ieri 4.100. Un anno fa, in gara-3 contro Trapani Shark, furono 5.100 in un palasport da 5.200. Numeri che raccontano più di una semplice differenza di avversario, vista la consueta scarsa partecipazione di tifosi biancorossi.

E allora Matiasic è davvero una tentazione? O è anche uno strumento, più o meno diretto, per palesare un problema alla città? Il PalaEur è già nella disponibilità del gruppo legato al patron triestino. Roma, dopo anni senza una realtà di vertice, si prepara addirittura a vivere un doppio scenario: da una parte la nuova squadra nata dal trasferimento della Vanoli Cremona alla cordata Donnie Nelson-Luka Doncic, dall’altra l’ipotesi Matiasic. In questo disegno, Brescia sarebbe il mezzo. Il titolo sportivo, la scorciatoia.

Il comunicato della Pallacanestro Brescia ha ricordato che il club ha già firmato due giocatori con passaporto italiano per la prossima stagione ed è in piena trattativa con un terzo giocatore di passaporto estero. Un segnale di programmazione. Ma non è bastato a togliere inquietudine.

Perché l’inquietudine l’hanno mostrata anche i protagonisti. Miro Bilan, uno dei leader, non ha girato intorno al tema: «Abbiamo avuto un palazzetto bellissimo, dopo quella che per me è stata una giornata difficile. I rumors mi hanno disturbato moltissimo e avevo la testa vuota a inizio gara. Dopo la contesa siamo riusciti ad azzerare tutto. Non abbiamo parlato con Mauro Ferrari. Io e Amedeo abbiamo un altro anno di contratto e questa situazione mi ha destabilizzato».

Matteo Cotelli, da allenatore e da bresciano, ha provato a tenere la barra sul campo, ma anche lui non ha nascosto il disagio: «Ho pensato ad allenare la squadra. Da bresciano non posso che dire le stesse cose. Mi pare di vivere in un mondo parallelo, perché una realtà come questa, costruita con tanti sacrifici, meriti il palcoscenico che si è creato questi anni. Spero fortemente, ma non credo di avere dubbi, che l’anno prossimo saremo ancora qui».

Anche Amedeo Della Valle, capitano e simbolo, ha scelto una linea di appartenenza più che di rassicurazione: «È chiaro che uno ascolta, vede, però io sto giocando per questa canotta qua, quindi non mi interessano le voci. Finché giocherò per questa canotta qua penserò solo a quello che adoro fare, giocare a basket».

Nessuno, oggi, può ignorare il clima. La squadra ha paura. I tifosi hanno paura. E forse anche la città ha iniziato a capire che ciò che sembrava acquisito non lo è davvero. C’è il dubbio, che si è diffuso, nessuno lo nasconde.

La curva ha risposto nel modo più diretto: striscione «Roma, no grazie», cori «Giù le mani dalla Leonessa» e «Tutto questo non può finire». Parole che ricordano quanto accaduto a Trieste una settimana prima, quando la piazza giuliana aveva vissuto la stessa angoscia davanti all’ipotesi di un trasferimento del proprio titolo sportivo.

Mauro Ferrari, intanto, era al PalaLeonessa. Ha assistito a gara-2 con la consueta partecipazione, ha festeggiato il successo e l’1-1 nella serie. Presenza normale, quasi rassicurante. Ma la domanda resta. Perché il comunicato spegne una voce, ma non chiarisce completamente la traiettoria. Dice che Brescia resta a Brescia. Dice che si sta lavorando alla prossima stagione. Dice anche che il CdA valuterà tutto a playoff finiti.

Forse è lì il vero punto. Ferrari non ha ancora deciso? Oppure ha già deciso che Brescia può restare ad alto livello solo se il territorio risponderà diversamente? La possibile offerta di Matiasic è una porta aperta o un avvertimento? Una trattativa reale o una pressione utile a misurare la città?

Il campo, intanto, ha detto che questa squadra è viva. Ha battuto Milano, ha pareggiato la serie, ha trasformato la paura in energia. Ma la semifinale Scudetto convive con un’altra partita, più silenziosa e forse più importante: quella sul futuro della Pallacanestro Brescia.

E oggi, al netto dei comunicati, dei cori e delle dichiarazioni, il dubbio resta tutto lì: cosa vuole davvero fare Mauro Ferrari?

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