Mauro Ferrari: Ci sono due titoli di B1, e due di A2, a disposizione del Comune

Mauro Ferrari Germani Pallacanestro Brescia - NutriBullet Treviso Basket LBA Legabasket Serie A Unipol 2025/2026 Brescia, 26/04/2026 Foto M.Ceretti / Ciamillo-Castoria

Mauro Ferrari parla ufficialmente alle ore 17 in una conferenza stampa a inviti presso la sede di San Zeno

Mauro Ferrari non ha annunciato un ritorno indietro sulla Serie A, ma ha messo sul tavolo una promessa concreta per il futuro del basket a Brescia: la disponibilità ad acquisire un titolo sportivo di B1 o di A2 per permettere alla città di ripartire.

È questo il punto centrale della conferenza stampa andata in scena presso la sede di San Zeno, in un clima durissimo, dopo giorni di silenzi e tensioni legati alla trattativa con Roma.

«Non ho assi nella manica. Tuttavia, è cosa giusta e buona mettere a disposizione delle istituzioni due titoli di B1 e due di A2 da acquisire per proseguire a fare basket nella nostra città», ha dichiarato Ferrari.

L’idea è quella di acquistare un titolo, eventualmente devolverlo al Comune e poi darlo in concessione a costi irrisori a una nuova società cittadina. «Mi metto io a disposizione per l’acquisizione di un titolo sportivo, con anche un title sponsor serio a disposizione per ripartire. Può garantire tranquillamente la B1, e con soci di NewCo la A2».

Ferrari ha però fissato anche un limite netto: «Io non sto dicendo che la responsabilità sia della città. Ho detto in modo chiaro che se si vuole del basket ora, metto a disposizione un titolo sportivo, ma da solo in Serie A1 non ci vado più».

L’arrivo tra contestazioni e insulti

La conferenza si è aperta in un clima pesantissimo. Ferrari è arrivato a San Zeno scortato dalle forze dell’ordine, accolto da fischi, contestazioni e insulti. «Buffone, buffone», hanno urlato alcuni tifosi presenti.

Il patron di Pallacanestro Brescia ha risposto subito: «Questo è lo sport. Pensate a chi deve venire dopo. Poi ci chiediamo perché a Brescia sparisce lo sport. Questa è l’immagine che diamo senza neanche sapere quello che devo dire?».

Un passaggio che ha dato il tono all’intervento: duro, diretto, a tratti amaro. Ferrari ha rivendicato quanto fatto negli anni, ma ha anche chiarito che il ciclo ad alto livello, alle condizioni attuali, non può proseguire.

Dieci anni di investimenti e il nodo sostenibilità

Ferrari ha ripercorso i passaggi fondamentali della pallacanestro bresciana dal 2016 a oggi, ricordando anche la fase delicata del 2020, superata con l’aiuto di Gianni Petrucci.

«Fatti sforzi economici importanti dal 2020 a oggi, sottraendo giorni al mio lavoro e alla mia famiglia. Capitali per circa 30.000.000 impegnati in dieci anni».

Poi il tema centrale: la sostenibilità economica. «La razionalità, nella sostenibilità economica, è alla base di ogni progetto. In queste settimane ho notato una città che ha perso la memoria di quanto fatto in questi anni. Ho sentito tanta ipocrisia, parlare di etica sportiva e morale… non possono esistere senza sostenibilità economica».

Ferrari ha allargato il discorso al sistema basket italiano, definito in grande difficoltà. «Il sistema basket italiano oggi, come in altri sport, è in grande crisi. L’avvento di capitali esteri è significativo. L’anno prossimo avremo Trieste, Napoli, Roma, Roma-2, tutte con capitale americano».

Il peso dei conti e la scelta americana

Secondo Ferrari, la Serie A è ormai diventata insostenibile per molte piazze senza una struttura economica più ampia. Il patron ha raccontato di aver ricevuto chiamate da due presidenti di A2 e tre di A1 interessati a possibili capitali stranieri.

«Una Serie A competitiva sta diventando insostenibile in certe piazze. In questa situazione, con l’offerta degli americani, ho pensato che il prosieguo del basket a Brescia ci possa certo essere. Ma ci vuole sostenibilità se devo mettermi a capo di una nuova cordata dove investire parte di quanto incassato dalla cordata americana».

Ferrari ha poi fornito un’immagine molto netta della situazione economica: «Nel conto corrente di 10 anni fa avevamo 30 milioni, ora 500.000. In un modo diverso si può fare sport, dentro il PalaLeonessa, con parametri diversi».

Il punto, per lui, è osservare anche dove porterà nei prossimi anni l’ondata di capitali americani nel basket europeo.

«Da lunedì bisogna sedersi a un tavolo»

Ferrari ha spiegato che la ripartenza, se ci sarà, dovrà essere costruita subito. I tempi sono stretti e la soluzione non può più passare da una sola famiglia.

«Abbiamo solo poco tempo per prendere questa decisione. Da lunedì bisogna sedersi intorno a un tavolo per decidere come proseguire il basket in questa città. Mi metto a disposizione, poi mi defilo».

Il patron ha spiegato che una A2 avrebbe un budget stimato da 3.500.000 euro, mentre la B1 sarebbe garantibile con un title sponsor già disponibile. Per la A2, invece, servirebbe una NewCo con nuovi soci.

Ferrari ha anche evitato di indicare i titoli sportivi trattabili: «Se ti dico quali sono i titoli di A2 e B, schizzano di 200/300mila euro e anche di più. Siamo già fortunati che siano 2 e 2. E riusciamo a fare trattative».

La Serie A non è più sostenibile

Il passaggio più netto riguarda la Serie A. Ferrari non ha lasciato spazio a equivoci: da solo, il massimo campionato non è più un’opzione.

«Per salvarsi in A1 servono dai 5 ai 6 milioni. Una famiglia sola, con i relativi sponsor, non può continuare tutti gli anni a sborsare dai 3 ai 4 milioni. Ci si ferma, si riparte con una solidità economica razionale. I 4 milioni di euro da mettere sul conto corrente per fare la LBA non ci sono».

Da qui la scelta di fermarsi e ripensare il modello. «Fare basket ad alto livello è stato bello, ci siamo divertiti, ora dobbiamo resettare e ripartire. Togliamoci l’ipocrisia di dosso. Non è etico che la mia famiglia metta 3, 4 milioni l’anno nel basket cittadino».

Il settore giovanile resta

Ferrari ha respinto l’idea di un abbandono totale. L’attività giovanile, ha spiegato, non è mai stata messa in discussione.

«La mia famiglia ha previsto il prosieguo dell’attività giovanile, mai in discussione: 400 tesserati, ovvero centinaia di migliaia di euro».

Il patron ha anche risposto alle critiche sul futuro dei dipendenti: «Voi potete davvero pensare che io lasci persone da lunedì senza lavoro? Come potete pensarlo?».

Più duro, invece, il passaggio sui giocatori: «Ho letto di giocatori affranti perché legati alla città… ragazzi di 30 anni che prendono da 20 a 30.000 euro al mese, che vanno a Roma e sono affranti… ci salutano per andare a guadagnarne 60… Questo non è amare la nostra città».

Il caso Bragaglio e il futuro del cda

Ferrari ha infine chiarito anche la posizione di Graziella Bragaglio e del consiglio d’amministrazione.

«Graziella Bragaglio non ha fatto un passo indietro. Quando ho capito che la trattativa con Roma andava avanti, ho ritenuto opportuno salvaguardare il mio cda chiedendo un passo indietro. Non volevo che fossero identificati con questo passaggio».

Poi la porta lasciata aperta: «Se non ci sarà questo passaggio, potranno rientrare, se lo vorranno».

Il messaggio finale alla città

Il senso della conferenza è tutto in una frase: Brescia può continuare a fare basket, ma non più con il modello degli ultimi anni. Ferrari si dice pronto a contribuire alla ripartenza, ma non a sostenere da solo una nuova avventura in Serie A.

«Il basket mi ha dato tanto. Io ho dato tanto, in tempo più che in denaro. L’ho sottratto ai miei impegni personali».

La chiusura è amara, affidata a un episodio personale: «Sono venuti da me Miro Bilan e la sua famiglia oggi. La moglie mi ha detto: “Sa perché tutta la città è arrabbiata con lei?”. “Perché tutta la città in questi anni si è divertita tanto, tanto, tanto, spendendo poco, poco, poco. E adesso lei gli ha tolto il giochino”».

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