Marco Belinelli racconta che all’inizio non è stato semplice mettersi davanti alla macchina da presa, ma poi ha capito di poter lasciare qualcosa ai più giovani.
“Conoscete il mio carattere, sono sempre stato un po’ chiuso” e proprio per questo il docufilm è diventato un modo per condividere il suo percorso.
Nel racconto tornano la purezza degli inizi, i sacrifici della famiglia, San Giovanni in Persiceto e i 13 anni in NBA, fino al ritorno in Italia.
“Ho trovato tanta purezza, mi sono emozionato” dice Belinelli, che oggi spiega di aver scelto di fermarsi per dedicare tempo alle figlie.
Il messaggio finale è rivolto ai ragazzi che sognano una carriera nel basket, tra esempio personale e responsabilità collettiva.
“Non basta il semplice talento, servono sacrifici ed applicazione” e il suo unico rimpianto resta “non aver vinto nulla in azzurro”.
Fonte: corriere dello sport





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