Intervistato da Roberto De Ponti sul “Corriere della Sera”, Marco Belinelli ha parlato di cosa è in programma nel suo futuro dopo aver annunciato il ritiro: “Una vita con mia moglie e con le mie fantastiche bimbe e tante ore passate in palestra, nelle arene e sugli aerei da poter finalmente dedicare a loro. Domani mi sveglierò abbracciato a loro, faremo colazione insieme, andremo in spiaggia e giocherò con loro. Mi mancherà il basket? Oggi per niente. Magari, quando comincerà la nuova stagione, mi prenderà un po’ di nostalgia. A ora, niente”.
Quand’è che Belinelli ha preso la decisione di chiudere? “Ho ascoltato il mio fisico. L’ultimo è stato un anno particolare: siamo partiti con Banchi, poi è arrivato Ivanovic. Avevo dolori all’anca, alle ginocchia. Ho stretto i denti per arrivare allo scudetto. Diventare Campione d’Italia ha influenzato la decisione? Forse un po’. Ma è da tempo che mia moglie e il mio staff sapevano che poteva essere l’ultimo anno”.
Belinelli riguarda poi indietro alla sua carriera, ricollegando tutto “alla parola sacrificio. Io so quanto ho sudato per conquistarmi 13 anni in Nba. È facile ricordare i momenti belli, oggi tutti parlano di quello che ho vinto. Io ricordo le critiche che mi hanno motivato a fare sempre meglio. C’era Bargnani, prima scelta assoluta. Gallinari, talento super. E poi c’ero io, quello che non c’entrava niente. Non mi è mai interessato, però dopo i primi due anni senza giocare nessuno avrebbe scommesso che sarei rimasto in Nba. E invece sono arrivato a New Orleans, dove credevano in me. Chris Paul mi diceva: “Quando ti passo la palla tu tira”, era sicuro che potessi fare sempre canestro. Sono frasi che ti cambiano una carriera”.
Belinelli ha anche ricordato gli anni in Nazionale purtroppo senza trionfi: “È un rammarico che mi porterò dentro fino alla fine dei miei giorni. Avevamo talento, avevamo tutto. Che cosa non ha funzionato? Non lo so. Ma la colpa è solo nostra”.
Oltre al grande trionfo in NBA, Marco ha anche ricordato alcune cartoline della sua carriera: “La prima volta che sono entrato negli spogliatoi dei Bulls, lì si sedeva Michael Jordan. Il draft: una gran confusione, quando mi chiamarono i Golden State Warriors io e Martina nemmeno sapevamo dove fosse. Gli incontri con Obama, con il Papa. Quando affrontai Kobe e gli rubai il pallone. E la mia foto da bambino con la maglia della Vis Persiceto”.





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