Anche il ct di Italbasket Luca Banchi è intervenuto all’evento “Il Foglio a San Siro”. Queste le sue dichiarazioni.
SULLA NAZIONALE
«Ho ereditato una Nazionale con un fortissimo senso di appartenenza e un grande desiderio di partecipazione. So di muovermi in un contesto anomalo: a differenza, per esempio, del volley, noi prepariamo le gare di qualificazione con pochissime ore a disposizione.
Non scherzo: ho radunato la mia prima Nazionale 48 ore prima della partita ufficiale contro l’Islanda. In così poco tempo devi riuscire a scegliere non solo i migliori giocatori, ma anche le personalità migliori da assemblare.
In più, non posso contare sui giocatori delle tre principali leghe mondiali: NBA, NCAA ed Eurolega. Questo rende il mio compito ancora più complesso, anomalo, unico, ma anche estremamente stimolante.
Siamo affamati, sì. Siamo desiderosi di raggiungere risultati, sì. Quello che mi dà fiducia è vedere una nuova generazione di giocatori capace di unire competitività e prospettiva.
Per questo spero che la prossima volta di essere seduto qui, magari un posto più in là, a parlare di una medaglia, come loro possono permettersi di fare. E poi, se questo palco porta bene, ho fatto bene a portarlo. Porta bene».
SUI GIOVANI
«Nel basket abbiamo attraversato fasi diverse e, anche sotto il profilo regolamentare, abbiamo dovuto fare i conti con una legislazione che ha impedito di seguire determinati vincoli nell’utilizzo di giocatori italiani, stranieri e under.
Io penso però che il cambiamento debba avvenire soprattutto sotto il profilo culturale. Quello che dicevano poco fa i colleghi riguarda l’approccio verso l’errore, che è una parte fondamentale del percorso di crescita di un giocatore.
La tolleranza dell’errore è essenziale, perché ogni giovane, nella sua fase evolutiva, passa necessariamente da lì. Se allenatori e ambiente hanno la capacità di accettare questa fase, allora si può davvero contribuire alla valorizzazione delle risorse che abbiamo a disposizione.
Non credo che nel basket manchino le potenzialità per vedere giovani giocatori diventare protagonisti. Alcuni esempi virtuosi già esistono. Manca forse una forma mentale, un atteggiamento culturale che ci consenta di portare fino in fondo certi investimenti.
Per quanto mi riguarda, in questi primi mesi da commissario tecnico, sto lavorando soprattutto con club, allenatori e tecnici, cercando di trasmettere loro la percezione che esistano risorse vere. Anche le ultime convocazioni delle nostre Nazionali dimostrano che ci sono giocatori nel sommerso.
Sono andato a pescare in Serie B Nazionale e in A2, proprio per allargare la base di giocatori che possano diventare, nel breve e medio termine, utili ai massimi campionati. E la Nazionale è il palcoscenico ideale per scoprire che questi ragazzi possono davvero avere, e meritare, un’opportunità».





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