L’addio di Chris Paul ai Los Angeles Clippers sarebbe maturato per un divario tra aspettative e realtà sul playing time, riferiscono fonti a ESPN. Paul aveva firmato a luglio un annuale da 3,6 milioni con l’idea di un impiego ridotto e “da veterano di spogliatoio”, mentre Lawrence Frank aveva parlato di ruolo “reserve”.
In preseason, però, Paul ha giocato 19 minuti di media (8.3 punti e 5.3 assist), un carico “più sostanzioso” di quanto discusso, e questo avrebbe “empowered Chris” cambiando le aspettative. Complice l’emergenza infortuni (Leonard, Bogdanovic, Beal), Tyronn Lue lo ha usato di più: la second unit guidata da Paul “We were kicking their ass”, ha detto John Collins.
L’espansione del ruolo avrebbe aumentato anche la sua leadership “vocale”, vissuta da alcuni come abrasiva, con attriti e riunioni per chiedergli di essere più positivo e non “divisive”. Le tensioni sarebbero esplose con Jeff Van Gundy e l’atto finale sarebbe arrivato il 2 dicembre in un hotel di Atlanta: Paul ha provato a difendersi e ha portato Brook Lopez come “character witness”, ma “The decision had already been made”.





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