L’Eurolega entra nell’era degli stipendi record

L’Eurolega 2026-27 inizia con una trasformazione evidente ancora prima che venga giocato il primo pallone

L’Eurolega 2026-27 inizia con una trasformazione evidente ancora prima che venga giocato il primo pallone. I contratti delle grandi stelle hanno raggiunto cifre mai viste prima nel basket europeo, stanno emergendo club capaci di competere economicamente con le potenze tradizionali e la stessa competizione registra una crescita significativa dei propri ricavi. Il risultato è un mercato in cui trattenere o ingaggiare talenti di primo livello costa molto di più rispetto ad appena due stagioni fa.

Vasilije Micic rappresenta meglio di chiunque altro questo cambiamento. Il playmaker dell’Hapoel Tel Aviv viene indicato con continuità come il giocatore più pagato della competizione, con una retribuzione stimata intorno ai 5,6 milioni di euro netti a stagione, oltre a eventuali incentivi e ad altre componenti contrattuali. Solo due anni fa, lo stipendio più alto dell’Eurolega si aggirava intorno ai 3,7 milioni e soltanto tre giocatori superavano i tre milioni annui.

Il denaro comincia a cambiare la geografia dell’Eurolega

Parlare dei budget più elevati del basket europeo significava quasi automaticamente fare riferimento a un ristretto gruppo di club storici. Questa gerarchia non è scomparsa, ma il mercato attuale presenta nuovi protagonisti. Hapoel Tel Aviv e Dubai Basketball fanno ormai parte di un’Eurolega a 20 squadre e sono entrati nella competizione con risorse sufficienti per contendersi giocatori che, fino a pochi anni fa, probabilmente sarebbero finiti in uno dei grandi progetti di Grecia, Turchia o Spagna.

Il Panathinaikos è un altro esempio evidente del nuovo scenario. Kendrick Nunn, Guerschon Yabusele, Nigel Hayes-Davis e Sylvain Francisco compaiono tra i contratti più importanti secondo diverse stime pubblicate prima dell’inizio della stagione. Le cifre precise variano a seconda che vengano espresse in euro o dollari, che includano determinati bonus o che vengano interpretate alcune clausole, per cui è opportuno non considerare queste classifiche come una vera e propria lista ufficiale degli stipendi. Ciò che difficilmente può essere messo in discussione è la tendenza: diversi club sono disposti a investire somme che fino a pochissimo tempo fa erano considerate eccezionali in Europa.

Gli stipendi aumentano perché anche la competizione genera maggiori ricavi

La stessa Eurolega ha calcolato per il 2026-27 ricavi medi definiti pari a 22,3 milioni di euro tra i club con licenza, rispetto ai 19,49 milioni della stagione precedente. L’aumento è di circa il 14% e comprende ricavi commerciali, sponsorizzazioni globali sostenute dai principali operatori di scommesse, vendita dei biglietti e altre fonti generate dai club durante il periodo utilizzato dalla competizione per effettuare il calcolo.

Il nuovo controllo finanziario dovrà convivere con i grandi contratti

L’Eurolega sta già cercando di regolamentare questa crescita attraverso i propri Competitive Balance Standards, un sistema che stabilisce livelli comuni di spesa per i giocatori prendendo come riferimento i ricavi complessivi. Per il 2026-27, il Base Remuneration Level è stato fissato a 10 milioni di euro netti, anche se alcune categorie di giocatori restano escluse da questo calcolo.

Il meccanismo ha già prodotto conseguenze importanti nella scorsa stagione. Panathinaikos, Hapoel Tel Aviv, Anadolu Efes e Olympiacos hanno dovuto versare complessivamente circa 5,44 milioni di euro per aver superato il livello base di remunerazione, una somma successivamente redistribuita tra i club rimasti entro i parametri. Tuttavia, anche la regolamentazione si è evoluta: nel luglio 2026 l’Assemblea Generale ha deciso di eliminare l’High Remuneration Level previsto per il 2027-28, mantenendo invece le altre norme di stabilità finanziaria. L’Eurolega sembra quindi cercare un equilibrio senza introdurre un tetto rigido che renda più difficile competere per le grandi stelle.

L’Europa vuole trattenere le proprie stelle in un mercato sempre più globale

Il caso di Micic è particolarmente simbolico perché il giocatore è tornato nel basket europeo dopo la sua esperienza in NBA e ha trovato un contratto che lo colloca in una posizione economica straordinaria rispetto agli standard storici della competizione. Sasha Vezenkov, Yabusele, Nunn e Hayes-Davis fanno parte di una dinamica simile, con club disposti a effettuare investimenti molto elevati per avere a disposizione giocatori capaci di modificare da soli le ambizioni di un’intera stagione e mantenere al massimo l’interesse degli appassionati per le scommesse Italia durante tutta la regular season.

Questo non significa che l’Eurolega possa competere con la NBA sul piano salariale in termini generali. Le cifre statunitensi appartengono ancora a un’altra dimensione e, inoltre, confrontare i due mercati richiede cautela perché gli stipendi NBA vengono solitamente comunicati al lordo, mentre le stime europee vengono generalmente espresse in cifre nette. La differenza più importante si trova altrove: l’Europa dispone oggi di maggiori argomenti economici per convincere alcuni giocatori d’élite che tornare o rimanere in Eurolega può essere interessante sia dal punto di vista sportivo sia da quello finanziario.

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