La Pallacanestro Varese fa 80 anni: storia, leggende e un sirtaki da 5 Coppe Campioni

Ottanta anni

“Tutto nacque nell’estate del 1945 grazie all’entusiasmo di alcuni giovani e in particolare dei tre, Sergio Brusa Pasquè, Sergio Marelli ed Emilio Clerici, che firmarono l’atto costitutivo. Forse nemmeno loro immaginavano che la passione verso quel gioco — che non era ancora basket, ma palla-al-cesto, o al massimo pallacanestro — avrebbe dato vita a una delle squadre più forti di sempre: la Pallacanestro Varese, che oggi, 1 agosto 2025, compie 80 anni (la festa ufficiale sarà però più avanti, al via del prossimo campionato).

Ancora oggi Sports Illustrated, la famosa rivista statunitense, considera il periodo griffato Ignis — quello dei trionfi ovunque — come una delle leggende planetarie del basket moderno, status riconosciuto pure dalla Federbasket che nel 2016 ha inserito la «Grande Ignis» nella sua Hall of Fame, prima formazione di club a farne parte. E se andate a guardare l’albo d’oro dell’Eurolega — già Coppa dei Campioni — scoprirete che la Varese dei canestri, capace di disputare 10 finali di fila dalla stagione 1969-70, è ancora la quinta per numero di successi (5). E questo nonostante l’ultimo assalto al titolo continentale si perda ormai in un passato che, pur rimanendo ancora vivo, è remoto.

Ma parlare del legame tra Varese e il basket significa anche toccare altri aspetti: quel club, nato con i colori biancorossi (usati anche oggi) ma che ha vissuto gli anni d’oro con il gialloblù della Ignis, si basa infatti su un incondizionato e viscerale senso di appartenenza. Cominciò tutto con la guida di Enrico Garbosi, per tutti Rico, un veneziano genio della tecnica e della motivazione che studiava tattiche e schemi in un bar del centro. E la «casa» — Brusa Pasquè, diventato architetto, avrebbe poi progettato il palasport di Masnago, dove ancora adesso si gioca e che è oggetto di un restyling in corso — era la famosa palestra XXV Aprile, quella dei Pompieri: decenni dopo il povero Kobe Bryant avrebbe girato lì dentro uno spot pubblicitario.

Era il luogo di un tifo trasformatosi pian piano in torcida, con l’immancabile urlo «catasù» («prendi, incarta e porta a casa») riservato agli avversari sconfitti e dileggiati, e con l’inno ufficiale dell’epoca. Nel 1960-61 diventò «I ragazzi del Pireo» di Manos Hatzidakis, sirtaki reso celebre da Melina Mercouri. Le sue parole, adattate: «Forza Varese, che vinci lo scudetto, l’abbiamo sempre detto, che sei uno squadron».

Raccontare tutte le sfumature e gli aneddoti dei primi 80 anni della Pallacanestro Varese è impresa impossibile: non ci sono riusciti nemmeno i vari libri, tra classiche cronache storiche e ritratti di personaggi, fioriti dal 1945 in poi. Si può solo tentare una sintesi”.

L’intero articolo, scritto da Flavio Vanetti sul Corriere della Sera, è disponibile al seguente LINK.

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