Johan Roijakkers: Quando sono arrivato eravamo ultimissimi e senza speranze. Fantastico dove siamo

Johan Roijakkers: Quando sono arrivato eravamo ultimissimi e senza speranze. Fantastico dove siamo

Le parole di coach Roijakkers al termine di Pallacanestro Openjobmetis Varese - Allianz Pallacanestro Trieste

Le parole di coach Roijakkers al termine di Pallacanestro Openjobmetis Varese – Allianz Pallacanestro Trieste:

«Congratulazioni a Trieste, hanno meritato di vincere. Sono arrivati pronti a giocarsela. A parte i primi due minuti nei quali non eravamo concentrati, non posso rimproverare la mia squadra di non aver lottato. Hanno messo sul parquet tutto quello che avevano fino all’ultimo secondo. Abbiamo fatto fatica in attacco e il merito di questo è per lo più di Trieste: hanno difeso molto duro. Le squadre avversarie ora ci rispettano e difendono in maniera molto forte e questo ci rende il compito più difficile. È questa la sfida che stiamo affrontando in questa ultima parte di campionato.

Speravo di dare a Reyes un po’ di energia extra schierandolo in quintetto. Mi aspettavo che fosse molto eccitato di essere in quintetto in una squadra importante in Europa e che sfruttasse questa opportunità, ma mi è sembrato che non fosse la sua partita e sono tornato velocemente a schierare Vene al suo posto. Che Vene fosse stanco o meno non è la cosa importante, quel che conta è scendere in campo e giocare. Lui non cerca scuse, è un grande professionista dentro e fuori dal campo. Sono molto contento di Vene e di quello che ci dà.

Credo sia fantastico il punto in cui siamo adesso. Quando sono arrivato eravamo ultimissimi e senza speranze. Per la squadra è un ottimo traguardo, ma non cambia il nostro approccio: non guardiamo la classifica, guardiamo solo alla prossima partita. Giochiamo ogni partita al massimo che possiamo ed alla fine della stagione vedremo dove saremo riusciti ad arrivare.

Penso che Trieste fosse più aggressiva ad inizio partita. Noi non abbiamo preso buoni tiri, non abbiamo mosso bene la palla tenendola molto in mano, i nostri blocchi non erano abbastanza duri, insomma piccole cose così. Le cose che fanno la differenza tra l’essere pronti a giocare e il non esserlo completamente. Ma i ragazzi hanno fatto un buon lavoro a recuperare la lucidità».

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