Trade Jaylen Brown, a Boston pesa anche il tema finanziario

Boston Celtics
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Secondo blueananas.it, l’addio della stella dei Celtics può essere letto anche dentro le nuove logiche proprietarie legate al Private Equity

La trade che ha portato Jaylen Brown ai Philadelphia 76ers continua a far discutere. Secondo un’analisi di blueananas.it, l’operazione non andrebbe letta soltanto in chiave tecnica, ma anche alla luce del nuovo assetto societario dei Boston Celtics.

Brown, Finals MVP 2024 e reduce da una stagione da 28.7 punti di media, è stato ceduto a Philadelphia in cambio di Paul George e scelte al Draft. Per i Sixers si tratta di un colpo immediato, mentre Boston accetta un downgrade tecnico ma ottiene maggiore flessibilità futura.

L’articolo collega la decisione alla nuova proprietà guidata da Bill Chisholm e al peso delle logiche di Private Equity nel mondo NBA. Il punto centrale è il possibile risparmio di lungo periodo rispetto al contratto di Brown, in una lega dove bilanci, asset e flessibilità stanno assumendo un ruolo sempre più decisivo.

Leggiamo due passaggi: «Brown è una superstar nel pieno della carriera, ma ha un contratto enorme ed era in linea per un’estensione supermax futuribile da circa 70 milioni di dollari all’anno. Paul George, pur essendo un veterano d’élite, ha un contratto nettamente più breve (due stagioni anziché tre). Scambiando Brown, Sixth Street ha calcolato un risparmio potenziale di circa 140 milioni di dollari sul lungo periodo».

E ancora: «Il vero paradosso è che Sixth Street possiede già il 10% dei San Antonio Spurs. Com’è possibile che un singolo fondo speculativo abbia le mani in pasta in due franchigie rivali nella stessa lega? La risposta è semplice: alla finanza non interessa la rivalità, interessa la diversificazione del rischio».

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